La rubrica “3 domande a…” ritorna nella settimana della Supercoppa con ospite Marialaura Scatena, giornalista freelance che cura il podcast ThisParità di Prismag, testata con la quale collabora anche per “Lo stesso calcio”, la trasmissione dedicata al calcio femminile. La sua firma appare inoltre su diverse testate nazionali e internazionali, avendo collaborato anche con Queenzine, il magazine online della UEFA dedicato alla Champions League.
TRE DOMANDE A MARIALAURA SCATENA
L’Emilia-Romagna è la regione che ha ospitato più edizioni della Supercoppa, ben 7, mentre l’Abruzzo – sua terra di origine – fino ad ora non ne aveva mai ospitata una. Che opportunità può aprire la sfida di Pescara?
“Sarò un filo brutale: da sola l’organizzazione della Supercoppa a Pescara non apre nessuna opportunità per il futuro. Certo, può portare gente allo stadio ospitando le protagoniste degli ultimi anni di Serie A – per questo dobbiamo aspettare la risposta del pubblico -, ma se non si ragiona in senso capillare e a lungo termine può restare solo un episodio. D’altronde in Abruzzo si giocano partite di calcio femminile da tempo, abbiamo ospitato nazionali come la Svezia e la Spagna negli ultimi anni, ma il movimento locale non ha fatto significativi passi avanti“.
“Ovviamente in termini logistici e di appetibilità giocare a Pescara, città più popolosa della regione, direttamente sull’Adriatico e sull’Adriatica, non è come giocare a Castel di Sangro, tra l’altopiano delle cinquemiglia e le piste da sci. L’Abruzzo, per quanto sembri un unicum, è una regione che presenta molte diversità tra entroterra e costa“.
“Diciamo che c’è la parte al di qua del Gran Sasso e della Maiella, meno densamente popolata e con una geografia più difficile, e poi la costa, più urbanizzata e con un diverso ventaglio di opportunità (l’Abruzzo, specialmente costiero, ha una buona tradizione di Futsal, maschile e femminile, la butto lì). In questo senso una finale di Supercoppa femminile a Pescara può essere una scelta strategica, a patto che poi non resti un fatto isolato“.
Nella massima serie femminile, l’Abruzzo sin qui è stato rappresentato soltanto dal Chieti, nella stagione 2016-17. Quanto manca il grande calcio femminile alla regione, e quanto sarebbe importante avere almeno una squadra abruzzese nelle prime due divisioni del campionato italiano?
“Per curiosità ho consultato la pagina di Wikipedia “Sport in Abruzzo”, non l’avevo mai fatto prima, e ho scoperto che il nome di Daniela Sabatino non compare. Questo mi fa pensare, anche conoscendo i miei polli, che non sia conosciuta da molte persone, il che la dice lunga sulla consapevolezza del calcio femminile in Abruzzo“.
“Il Chieti è arrivato in A circa dieci anni fa, era un calcio diverso, la Juventus e la Roma non esistevano neanche. Tra l’altro in quel campionato, in cui si distinse una giovane Marinelli, prese almeno un paio di gol proprio da Sabatino che giocava nel Brescia. Negli anni sono stati fatti tanti esperimenti in Abruzzo, alcuni più longevi di altri, altri progetti ancora in corso (alcuni singolari e, a loro modo, lungimiranti). Mia zia mi ha raccontato che quando era ragazza avevano fondato per un breve periodo una squadra di calcio femminile con tanto di divise dedicate (cosa non scontata), ma manca ancora più di qualcosa“.
“Poter avere almeno una società che sia stabilmente nei primi due livelli del calcio italiano potrebbe essere una buona situazione: diventerebbe un punto di riferimento e detterebbe gli standard. Io racconto sempre che da piccola avrei voluto giocare a calcio, ma da me, entroterra dell’entroterra, non esisteva alcuna realtà, bisognava guardare altrove. Un po’ come ha fatto Linda Tucceri Cimini che è nata dove sono nata io, ad Avezzano, la cittadina della Marsica dove nasciamo tutti noi. Tucceri da giovanissima ha giocato a Roma, che per i marsicani è la grande città più vicina, poi si è spostata a L’Aquila per appena un paio di stagioni in B e C, partendo fino a raggiungere poi il Milan e la Nazionale“.
“Indubbiamente avere una squadra importante potrebbe dare un grande impulso al movimento regionale, ma per avere una squadra importante c’è bisogno che il movimento si smuova, come sempre in queste cose. Bisognerebbe lavorare sullo sport locale, permettere alle bambine di poter scegliere anche il calcio, ma non sempre è facile radunare un buon numero di persone e garantire una buona gestione. Però ci si arrabatta: conosco personalmente almeno un paio di ragazze nelle mie zone che hanno iniziato con i maschi, cambiandosi negli spogliatoi degli arbitri, e poi, a una certa età, si sono trasferite in altre società. Storie che conosciamo, che sono accadute per anni e che ancora accadono in alcune zone d’Italia“.
Veniamo infine a Juventus–Roma, ormai una classica del nostro calcio. Che tipo di partita si aspetta? Chi può uscire vincitrice, e perché? Quanto influiranno il mercato e le voci di mercato?
“Nell’ultima gara tra le due squadre, a inizio dicembre, ero certa, e lo avevo detto, che avrebbero pareggiato. Dopo la lunga sosta natalizia, pensare a un esito mi pare un po’ un terno al lotto. Sono due formazioni diverse, in momenti diversi, ma con una serie di piccole analogie che ce le fanno pensare entrambe con i ponteggi del restauro“.
“La Roma comanda in campionato, ma ha sbagliato tutto lo sbagliabile in Champions League, chiudendo nelle ultime posizioni del girone unico. La Juventus, invece, ha iniziato il campionato arrancando, ma in Champions ha addirittura sfiorato la qualificazione diretta perdendo in casa con un discreto Manchester United, non riuscendo a essere efficace in zona gol“.
“Poi è una partita secca, può succedere di tutto. Il mercato ha già influito, le voci sono un di più. Per la Roma, che ha avuto la grana dei numerosi infortuni, arrivare alla Supercoppa senza Di Guglielmo non è come arrivarci con. La Juventus il più grande dubbio ce l’ha in porta, perché quello che poteva patire in avanti l’ha già patito in estate con la partenza di Cantore“.
Si ringrazia Marialaura Scatena per la cortese disponibilità.





