Meolo: del parroco che negò il campo alle ragazze e del cambiamento in atto

A Meolo, comune in provincia di Venezia, è successo un fatto strano, del quale siamo obbligati a parlare. Il parroco dell’area sportiva di Losson ha negato la concessione alla squadra U15 femminile del paese, e questo ha generato inevitabili polemiche. Nel 2024, giocare a calcio per donne e ragazze, è ancora un tabù. E se a livello nazionale la situazione ha subito un miglioramento, persistono realtà e pregiudizi duri a morire.

I FATTI DI MEOLO

Come riportato dalla giornalista Emanuela Furlan su “Il Gazzettino” nella mattinata di mercoledì 18 settembre, la società calcistica di Meolo, guidata da Dario Della Francesca, aveva fatto richiesta di utilizzare il campo per tre allenamenti a settimana e per la partita della domenica mattina per la squadra U15 femminile. Dichiarare un terreno di gioco sul quale giocare le partite è un requisito fondamentale per qualsiasi iscrizione ad un campionato. Il parroco però, ha negato la concessione, millantando che “la comunità non è pronta“. E pensare che a Venezia ci sono ben due squadre in Serie C!

LE DICHIARAZIONI DI DELLA FRANCESCA

Ecco riportate di seguito le parole dell’allenatore del Meolo, nonché il custode del campo parrocchiale, prese direttamente dal suo profilo Facebook, tramite il quale ha raccontato tutta la vicenda.

Gestisco con 3 amici di fiducia un campo da calcio canicolare parrocchiale (ridotto) in erba.

Curiamo manutenzione manto erboso, spogliatoi, spazi contigui, gestiamo giocatori e tornei da oltre 20 anni.

In Luglio ho ricevuto la richiesta di far giocare ed allenare le ragazze under 15 nazionale della società calcistica locale, che viste le dimensioni del campo troverebbero la giusta collocazione.

La richiesta verteva su 3 allenamenti settimanali più partita la domenica mattina.

Facendo parte della squadra amatoriale che fruisce attualmente degli stessi spazi (stadio Meolo), capisco perfettamente quanto difficile sia far coesistere la realtà “spogliatoio/docce” femminile con quella maschile, unitamente ad un universo di custodi, allenatori, collaboratori, sportivi, tutti maschietti. Ho portato verbalmente la richiesta al Parroco, al fine di fare una valutazione a più mani con il cpae, il sottoscritto e il calcio Meolo degli scenari, esigenze, costi, paletti.

Per tutta risposta mi è stato richiesto di formulare una richiesta via mail. Preso atto, il giorno 1 Agosto ho messo giù la richiesta di un incontro, con carattere emergenziale visto che senza campo di gara la squadra non si poteva iscrivere al campionato. Il 2 Agosto il Parroco mi ha comunicato che avrebbe preso una decisione non prima di settembre. Su mia sollecitazione ha convocato la società sportiva nelle persone del presidente e coordinatore squadra, opponendosi alla mia presenza, comunicando in 2 minuti la decisione di non concedere l’utilizzo causa “impreparazione della comunità”.

Una delegazione dei volontari parrocchiali ha chiesto lumi in merito, ottenendo una secca chiusura motivata dal dissenso dettato da Cpae, comunità e Diocesi di Treviso. Ad oggi,13 settembre, le mie mail non hanno ottenuto risposta, nemmeno verbale, se non per interposta persona. Premesso che dopo più di 35 anni di servizio alla comunità e più di 20 a curare il campo (ho passato più tempo a Losson che con i miei figli), credo di meritare almeno di esporre il progetto; manifesto la mia delusione nei confronti della mia comunità per la decisione maturata, porgo le mie scuse a ragazze e genitori e ammetto una certa dose di vergogna.

Detto ciò, l’omelia di Domenica invocava il saper mettersi in ascolto, virtù che dovrebbe essere un cardine della vocazione pastorale e comunitaria. Auspico che i fondi erogati dalla Regione Veneto tramite un bando di inizio anni 2000 vengano resi con tanto di interessi, in quanto il bando stesso era volto alla promozione sportiva e ammodernamento strutture al fine di avvicinare i giovani allo sport.

Le prerogative di cui sopra vengono volgarmente disattese, unitamente alla possibilità di massimizzare l’utilizzo di un appezzamento che ad inizio millennio era cosparso di deiezioni di cani e che innegabilmente ha costi fissi di gestione.

A chi rivendica l’apertura permanente del campo faccio presente che fa da giardino (da oltre 4000 mq) alla scuola dell’infanzia e sfido chiunque a mandare i bambini a giocare tra bisogni dei cani, bottiglie rotte e spazzatura (esperienza fallimentare con, tra l’altro, reti date alle fiamme e appena sostituite tagliate a pezzetti). Si fa presto a parlare, meno a “custodire”. Spero che quanto scritto arrivi a più famiglie possibile, nonché alla Diocesi di Treviso, perché chi fa spallucce è complice di una decisione egoista e poco lungimirante.

In memoria di Don Riccardo, a cui è intitolato il campo, non posso esimermi dal dare battaglia“.

(Dario Della Francesca)

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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