La notizia di martedì 17 dicembre è stata l’annuncio del mancato rifinanziamento dei fondi per il professionismo dello sport femminile, che ovviamente toglie i fondi anche per il calcio. Agli addetti ai lavori, la notizia non sorprende più di tanto vista l’attenzione riservata al movimento, sembrata sempre troppo superficiale. La nostra redazione vuole quindi approfittarne per aprire una serie di domande, e quindi di riflessioni.
IL MANCATO PROFESSIONISMO APRE A NUOVE POSSIBILITÀ
Sembra strana come riflessione, ma secondo noi si è venuta a creare una situazione molto importante per il calcio femminile, pertanto da cogliere. Può essersi creata la situazione giusta per creare una divisione ad hoc che gestisca tutto l’apparato principale del movimento, dalle tre divisioni (Serie A, Serie B e Serie C) al campionato Primavera (primo e secondo livello) e quindi anche le relative coppe di categoria, per dimezzare la burocrazia e avere così una comunicazione più omogenea tra Divisione e società, e soprattutto senza lotte interne per il potere, in nome della rivalità tra federazioni. Va anche sfruttata la chance di ripensare e rinegoziare, e distribuire in maniera equa, i diritti televisivi.
ECONOMIA: RIPENSARE IL PROFESSIONISMO IN UN’OTTICA PIÙ “UNIVERSALE”
Il secondo punto che vogliamo toccare, sempre nell’ottica di una creazione di opportunità, ripensare interamente il sistema economico professionistico. È l’occasione giusta per costruire un’economia di base, che permetta alle società di disporre del budget necessario sia per finanziare l’intera attività di base (il settore giovanile), pagare le trasferte e le eventuali problematiche che possono sorgere all’interno di una lunga stagione, e pagare quindi le calciatrici, chi fa da tramite nelle operazioni di mercato, e soprattutto i membri dello staff tecnico. Chiaramente, il sistema di pagamento favorirebbe comunque i club di Serie A, ma la ricchezza va distribuita in modo che tutte possano beneficiare dei diritti di base, senza ricreare la mancanza di equilibrio che si vive attualmente.
ITALIA, ORA SERVE UN GRANDE EUROPEO
A questo punto, poste le prime riflessioni fondamentali, serve quello che in gergo anglosassone si chiama “boost”. Serve quindi una spinta verso l’inserimento di nuovi sponsor che supportino gli investimenti nel movimento, e che aiutino i club con il budget. Spinta che può arrivare soltanto dalla Nazionale, come già avvenuto nel 2019. Il professionismo è arrivato grazie ai Quarti di Finale, poi – per una serie di motivi – quel risultato non è stato più raggiunto.
Serve quindi un gruppo compatto, coeso, che sia fiducioso dei propri mezzi, per superare il girone e provare ad arrivare tra le prime 4 squadre in Europa, perché il sorteggio del girone ci mette in condizione di potercela giocare, seppur servano tre partite perfette per accedere alla fase ad eliminazione diretta. Senza la Nazionale, il movimento calcistico femminile manca di quell’impulso che dia rilevanza, non solo alla Serie A, ma anche voglia di investire partendo dal basso. Serve dunque unità: unite si vince, unite si conquistano gli obiettivi; l’individualità a volte, va messa in secondo piano.





