Quel sottile filo che lega il report FIFPro all’Europa Cup

La FIFPro, la Federazione Internazionale che rappresenta calciatori e calciatrici professionisti, ha pubblicato un report riferito ai carichi di lavoro nel calcio femminile. La relazione ha evidenziato le discrepanze a cui le calciatrici vanno spesso incontro, tanto da avere o carichi eccessivi senza poter recuperare dagli sforzi, oppure carichi minimi che non permettono loro di prepararsi a dovere.

ALCUNI DETTAGLI DEL REPORT FIFPRO

Compilato assieme a Football Benchmark, lo studio della FIFPro ha evidenziato le discrepanze di carico prendendo come stagione di riferimento quella appena conclusa (2023-24). La media generale è stata di 33 partite a giocatrice, con Mariona Caldentey che ne ha disputate addirittura 64, più di qualsiasi altra.

Prendendo anche in considerazione l’Olimpiade, è emerso che Moeka Minami della Roma è arrivata al torneo con circa 4500 minuti “nelle gambe”, mentre alcune compagne di squadra ne avevano collezionati appena mille. Discorso simile per Spagna-Colombia, con le iberiche presentatesi con 17 giocatrici che avevano disputato 30 partite, mentre le sudamericane avevano una media inferiore alle 5 gare.

E mentre la UEFA implementerà l’Europa Cup e dal 2026 la FIFA il primo Mondiale per Club, Sud America, Oceania e Africa non hanno in mente nuove competizioni da introdurre, quantomeno nel breve termine.

COSA C’ENTRA L’EUROPA CUP IN TUTTO QUESTO?

In tutto questo, l’Europa Cup – stando al report dalla FIFPro – può essere contemporaneamente la competizione che aiuta le giocatrici, e quella che creerà loro più problemi. Per i club dei campionati di medio-basso livello (stando solo alla loro posizione nel ranking UEFA), e che generalmente hanno un numero basso di incontri giocati, è una grande occasione per giocare più competitive rispetto al torneo in patria, e soprattutto per giocare partite più importanti in ambito internazionale. Per quelli più blasonati invece, il rischio di avere un carico maggiore di partite, che può impattare sugli infortuni e sulla preparazione.

L’ALTRO PROBLEMA DELL’EUROPA CUP

L’ultimo problema dell’Europa Cup, ed è un altro degli elementi emerso dall’analisi di FIFPro e Football Benchmark, è la competitività delle suddette partite, con alcune gare che saranno sicuramente equilibrate, ma l’accesso di alcune big – eliminate nei turni preliminari di Champions League – potrebbe far intendere quale sarà la finale già nella fase iniziale del tornerò. Quindi potrebbe esserci una disparità piuttosto importante tra le grandi squadre del calcio europeo, e le medie e piccole realtà. A livello puramente mediatico, rischia di esserci un prodotto di media appetibilità.

E QUINDI, QUAL È IL NESSO TRA IL REPORT FIFPRO E LE NUOVE COMPETIZIONI?

Il messo tra il report FIFPro e le nuove competizioni è bilanciare la necessità di aumentare il numero di partite competitive per i campionati di medio livello, e la necessità per le grandi squadre di non avere un carico eccessivo. Certamente, le big hanno la possibilità di avere la cosiddetta “rosa lunga”, che permette una miglior rotazione delle undici titolari, e con la possibilità di potersi concentrare sul giusto recupero, sfruttando anche elementi dello staff tecnico quali professionisti qualificati.

Di contro, le squadre di medio livello generalmente hanno una formazione con 11-14 giocatrici di livello (e perno delle rispettive nazionali), che quindi si ritroverebbero a giocare sempre più partite, e non sempre tali squadre possono permettersi di pagare preparatori atletici di qualità, quando spesso faticano a pagare le stesse calciatrici. Pertanto, quando si parla di alzare la qualità del calcio femminile, non basta avere competizioni in cui si possano confrontare le big; serve cercare di andare incontro ai piccoli e medi club, per renderli competitivi, perché c’è il forte rischio che non giochino molte partite, o quando riescano a farlo, l’aumento potrebbe di essere più nel numero che non nella qualità delle suddette gare.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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