Calcio femminile: i debiti del Lione; la congiunzione tra misoginia e razzismo; i processi a Sam Kerr e a Rubiales

Il calcio femminile non è soltanto calciomercato e partite di campionato o coppa. A volte intreccia le proprie vicende con i casi di cronaca, che ci danno una dimensione di quanto lavoro ci sia da fare – su diversi livelli – per poter avere una dignità mediatica e il giusto riconoscimento ai club, ma anche per abbattere quelle barriere di razzismo, xenofobia e sessimo per creare ambienti più inclusivi, dove l’unico problema deve essere come affrontare al meglio la prossima partita, oppure come uscire da un periodo avaro di risultati.

CALCIO FEMMINILE: IL LIONE HA GROSSI DEBITI

Nonostante sia riconosciuto come uno dei club più vincenti di sempre della storia del calcio femminile, l’Olympique Lione deve comunque affrontare perdite monetarie impattanti. Stando al reportage di Olympique et Lyonnais, al termine dell’annata 2023-24 il club ha chiuso il bilancio con un passivo che va oltre i 7 milioni di euro. Il cambio di proprietà con l’innesto di Michele Kang ha ridotto comunque gran parte delle spese, ma tra stipendi e varie ed eventuali la spesa del club si aggira sui 15 milioni e mezzo di euro. E le entrate garantite dai diritti TV (350mila€ dalla Federazione Calcistica Francese) certamente non aiutano.

SI SONO CONCLUSI I PROCESSI A SAM KERR E A LUIS RUBIALES

Febbraio 2025 segna la conclusione di due processi nella storia del calcio femminile. Il primo, probabilmente che non sarebbe dovuto nemmeno iniziare, proscioglie dall’accusa di razzismo Samantha Kerr del Chelsea, citata in giudizio per aver dato del “bianco” ad un poliziotto. In Spagna, a livello prettamente giuridico termina la vicenda Rubiales con una multa da 10800€, il divieto di avvicinarsi a Jennifer Hermoso a meno di 200 metri e l’interdizione a contattarla per un anno. Probabilmente hanno pesato il fatto che il presidente della RFEF sia già stato licenziato dalla Federazione, oltre ad essere stato bandito per 3 anni dalla FIFA. Rimane una triste vicenda che non ha ancora un chiarimento totale.

IL PROBLEMA DELLA MISOGYNOIR

Con il termine “Misogynoir” – che non ha ancora una traduzione in italiano definitiva, seppur possa sembrare corretto il termine “misoginero” – è stato coniato nel 2008 da una scrittrice femminista, Moya Bailey, e sostanzialmente si riferisce a casi di misoginia contro persone di colore, nella quale, oltre al genere, influisce anche la “razza”, ed è proprio di quello di cui si lamenta il portale londinese Versus, molto attento ai diritti civili e alle battaglie portate in avanti nello sport, come nel calcio femminile.

Versus ha voluto e dovuto lanciare un allarme come nel calcio femminile stiano aumentando i casi di misoginia associati al razzismo, segnalando una doppia discriminazione. Come esempio, sono stati presi i recenti casi di Daniela Caracas e Mapi León, descritti come “momenti isolati che si inseriscono in quadro più ampio” perché “per le donne nere il calcio non è quello spazio sicuro che si dice che sia“. Oltre a questi, vengono citati anche i casi in cui “la pelle scura viene considerata maschile“, alimentando “il linguaggio transfobico” come successo a Barbra Banda e a Tabitha Chawinga, quest’ultima in passato “costretta a spogliarsi per dimostrare di essere donna“.

Infine, il dettaglio più preoccupante riguarda la differenza di approccio: “se una donna bianca subisce un abuso, è pienamente supportata, mentre nel caso in cui sia di colore le persone difficilmente prendono una posizione, e club, campionati, federazioni e giocatrici perdono la loro abilità di parlare“. Ciò che è “Misogynoir” rovina le vite nel calcio, e sta peggiorando di anno in anno – segnala il portale – ma soprattutto non è un problema centralizzato o marginale, bensì globale, e bisognerà lavorare su più livelli (prima quello culturale) per combatterlo ed eliminarlo.

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Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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