Relevo chiude, la lettera di Sandra Riquelme

A Relevo, mi sono sentita come quelle calciatrici che dicono che non avrebbero mai immaginato di vivere di calcio perché sono cresciute senza opportunità né riferimenti” apre la giornalista Sandra Riquelme, scrivendo una lettera parlando della testata spagnola che si occupava di sport femminile, e che il 29 maggio ha chiuso, forse per sempre. “Però ci sono riuscite. Io so quello che molti di voi pensano della nostra testata, ma temo che non ci sarà mai nulla di uguale” prosegue il messaggio, che è un sentimento condiviso, non solo dalle altre persone che hanno lavorato nella redazione, ma anche da parte di chi conosce il mestiere e sa cosa vuol dire vedersi negata ogni possibilità di continuare.

RELEVO CHIUDE, LE PAROLE DI RIQUELME

Non potete immaginare cosa voglia dire entrare in una riunione di redazione, all’inizio del giorno, e che tutto ciò che sia collegato al calcio femminile sia IMPORTANTE. Molti temi che in qualsiasi altro posto non avrebbero trovato spazio, qui, a Relevo, lo avevano. E io solo volevo che i temi funzionassero per dimostrare che ci sono persone a cui interessano e piacciono. Fino a che non mi rendevo conto che erano più convinti di me” prosegue Riquelme.

“Non sapete il valore”

A Relevo, ho visto una redazione ribaltata per una finale di Champions femminile, un Europeo, “Las 15“, il Mondiale e tutto quello che accadde dopo. A un direttore, un vicedirettore, un capo sezione e tutti i colleghi a loro servizio. Non sapete il valore di questo, ve lo giuro. Non eravamo in tre, Mayca Jiménez, Nagore Domínguez e io. Eravamo 65. Non mi sono mai sentita così importante, tanto ascoltata e tanto avvalorata parlando di calcio femminile“.

Un aneddoto

Abbiamo montato ‘Quiero ser como’ e tutti sono saliti sulla nostra nave e hanno inventato una delle notti più magiche delle nostre vite a Bilbao. Grazie per non aver dubitato nemmeno un secondo quando ti mandai quell’audio, Andrea” riferendosi probabilmente alla finale della Supercoppa femminile spagnola.

La carriera

Per quanto mi riguarda, ho cercato di fare tutto al meglio delle mie possibilità. Ho imparato ad essere coraggiosa, ad arrabbiarmi per aver ricevuto un burofax in una delle epoche lavorative più incredibili e entusiasmanti della mia vita, a non mordermi la lingua e ad essere coerente. A cercare notizie, a verificare, a sbagliare (non te lo perdonerò mai, Karchaoui). A prendere pali e a piangere. E, anche, piangere di gioia. A stare alzata fino a tardi, molte volte, a non dormire per l’adrenalina o per la ansia di sapere se avessi ragione o meno” continua elencando le proprie esperienze di vita, perché questo mestiere ti insegna tanto.

La conclusione

A strapparmi questo paternalismo e questa accondiscendenza: ‘Sandra, lo faremmo se fosse calcio maschile? Dai, cancella”. A sapere di chi fidarsi, chi sì e chi no“. “Quello che mi fa più rabbia è che non ci hanno lasciato continuare e questo, il calcio femminile e Relevo, era impossibile da portare avanti senza nessun luogo disponibile. Chiaro che ci sono volte in cui abbiamo fatto errori, però magari qualcuno si prendesse ancora cura di te, amico. E ti facesse sentire così importante” termina la giornalista.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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