Katja Schroffenegger ha avuto una stagione tribolata dal punto di vista degli infortuni, avendo dovuto saltare tutta la prima parte di stagione per un’operazione al tendine di Achille. E proprio quando il ritorno in campo sembrava prossimo, ha avuto uno pneumotorace che ha rischiato di mettere fine alla sua carriera. Di seguito un estratto dell’intervista di Emanuela Audisio pubblicata su Repubblica.
LA STORIA DI KATJA SCHROFFENEGGER
“A settembre 2024 ero stata operata. Il 16 gennaio ero al secondo allenamento in campo” si apre l’intervista di Katja Schroffenegger. “Stavo camminando quando non sono più riuscita a respirare. Male al petto, niente fiato, non sono più stata in grado di continuare, nemmeno in apnea. Dico a Enrico Paleari, che si stava occupando della mia riabilitazione, che volevo andare a casa, ma lui non mi ha voluta lasciare sola e mi ha portato in palestra. Anche lì ho continuato a stare male, non riuscivo a parlare. L’ho pregato di avvisare il mio fidanzato Francesco, che lavora tra Bologna e Ferrara, e non i miei che da buoni montanari mi avrebbero detto: fatti un grappino” racconta il portiere.
Cos’era successo?
“Enrico mi ha portata in un ospedale vicino a Monza. Ho subito detto: “Ho un infarto” Ma mi hanno esaminato e mi hanno detto che avevo un cuore sanissimo. Ho aspettato altre quattro ore, mi ha visitato il radiologo, e poi è passata una dottoressa che mi ha informato che mi era collassato un polmone” prosegue Schroffenegger. “Capisco che è uno pneumotorace, quindi devono drenare l’aria con un tubo, mi aprono il fianco sotto l’ascella. Fa veramente male, molto” continua la calciatrice.
“Le cose succedono”
Nel corso dell’intervista a Repubblica, Katja Schroffenegger ha elencato una serie di infortuni subiti in carriera, dal polso destro al pollice della mano destra, dal legamento crociato anteriore del ginocchio ai diversi problemi al tendine d’Achille. “Le cose succedono, non maledico nessuno. Chi fa sport è abituato: se c’è un problema, si cerca la soluzione“.
“Da noi in montagna si spacca la legna e si taglia il fieno, si provvede alle necessità senza tanto inveire” spiega il portiere del Como Women. “Di quello che mi è capitato non ne ho mai parlato con un nessuno. Niente social, niente discorsi, poche telefonate. Avevo il fiato corto e mi volevo concentrare sulla ripresa, tutte le mie energie andavano in una sola direzione: tornare a giocare“.
“Perché parlarne ora?”
“Per dare una testimonianza che possa essere utile a chi si ritrova sola. A parte il dolore fisico, quello che ho sofferto di più è stata la mancanza di informazioni, non avere nessuna con cui scambiarmi esperienze. Se uno sportivo si opera al menisco, alla caviglia, al crociato può chiedere ai colleghi“.
“Nel mio caso non c’era letteratura, nelle donne i casi sono pochissimi, e negli uomini ci sono stati casi ma in forme più lievi” conclude Katja Schroffenegger. Importantissima la frase con cui chiude l’intervista: “Non sarò la giocatrice che ha vinto più titoli, né quella con più medaglie o più convocazioni. Nella lista dei record il mio nome non ci sarà, però torno sempre: sono l’ultima a mollare“.





