Lina Magull, tramite il podcast Wie Geht’s (curiosamente, un modo per chiedere all’altra persona come sta), ha utilizzato la sua voce per sensibilizzare sul tema della depressione. Riportiamo qui alcuni estratti significativi, pubblicati da Mundo Pelota.
LINA MAGULL: “NON AVREI AVUTO ALCUN PROBLEMA A MORIRE”
“I pensieri erano così ossessivi che non trovavo più il senso della vita, non avrei avuto alcun problema a morire” è la prima frase che dice, indicativa di una situazione ormai insostenibile, che peraltro l’aveva portata all’insensibilità sul proprio destino. “All’inizio pensavo di essere diventata una persona strana, e lo vedevo come una debolezza. Semplicemente non volevo ammettere che potevo avere una sorta di malattia mentale” prosegue il racconto.
Il periodo al Bayern
Il racconto di Lina Magull va avanti, diventando sempre più pesante: “Quando ero al Bayern e iniziai ad indossare la fascia di capitana sentii di perdere la mia libertà come persona e come giocatrice, perché mi feci trasportare dal ruolo. Non trovavo la stessa motivazione e rinunciai al ruolo“.
Il passaggio all’Inter
“Mi trasferii a Milano per giocare all’Inter, e a malapena dormivo. Soffrivo di attacchi di panico e mi rendevo conto che non potevo controllare né la mia mente né il mio corpo. Dopo i primi 6 mesi tornai a Dortmund ed entrai in una clinica, ma era qualcosa che non potevo accettare, pensavo di non essere come gli altri che erano lì” continua la centrocampista.
La terapia
“Dopo due settimane arrivai al punto di accettare che avevo una malattia grave, poco a poco compresi ciò che era e come dovevo affrontarlo. Dopo 6 settimane me ne andai con un mucchio di grandi idee e dopo aver conosciuto grandissime persone. Ho appreso molto e sono molto contenta di averlo fatto” riferendosi alla scelta di affrontare i propri demoni e a combatterli.
Il lieto fine
Lina Magull ora sta molto meglio: “Sono tornata a Milano il giorno del mio 30° compleanno, appena due settimane prima della giornata inaugurale della nuova stagione, e mi sono resa conto di essere nel posto giusto. Ora posso tornare a essere me stessa, una persona divertente, e divertirmi a giocare a calcio. Sono incredibilmente felice di essere cresciuta tanto come persona: sono di nuovo la vecchia Lina“.
La riflessione
Il tema della salute mentale nel calcio e nello sport generale sta diventando sempre più centrale nel dibattito, specialmente dopo gli anni di pandemia e Coronavirus. È importante riuscire a parlare del mostro che si ha dentro, e trovare persone con cui combatterlo, perché si insinua dentro e diventa veramente difficile da combattere se non si agisce in tempo.
Quello che è soprattutto necessario è trovare le energie interiori per dire basta, il che non è sempre facile e dipende molto da persona a persona. Molte storie ci insegnano è che dalla depressione si può uscire, ma serve incoraggiare le persone ad aprirsi e non a liquidare il tutto come uno stato momentaneo. È uno stato momentaneo se lo si combatte, non se lo si isola.





