Il cielo non è azzurro sopra Londra: analisi di un Europeo inaspettatamente amaro

Amarezza. Questa è la prima parola che viene in mente ripensando ad un europeo che per l’Italia è stato tutto fuorché positivo. Le aspettative per le azzurre erano alte, sia dentro lo spogliatoio che fuori. Ieri sera la finale, obiettivo che sembrava alla portata dell’Italia. Al termine di questa (breve) avventura la domanda sorge spontanea: cosa è andato storto? 

AVVIO DIFFICILE 

L’Europeo è cominciato subito in salita: le cinque reti subite nel primo tempo dell’esordio Italia-Francia hanno sicuramente influito sul morale, in quella ed anche nelle partite successive. Sin da subito si è notato un atteggiamento poco incisivo, risvegliato soltanto nel secondo tempo dalla bella rete di una carichissima Martina Piemonte. Avversaria di tutto rispetto la Francia, giunta sino in semifinale e fermata soltanto dalla Germania finalista. Certamente però si poteva fare di più, contando i risultati altalenanti (fino a quel momento) del team francese.

RIPARTIRE DA CAPO

Arriva dunque la sfida con l’Islanda, con l’obbligo di racimolare punti ed evitare una sconfitta che avrebbe voluto dire eliminazione matematica. Bastano purtroppo soltanto tre minuti al team nordico per segnare la rete del vantaggio. Altra partita da dover ribaltare. Questa volta è un’Italia che non ci sta, e dopo un ritrovato equilibrio che arriva la rete di Valentina Bergamaschi al 62esimo a siglare quello che è per lo meno un meritato pareggio. Troppe imprecisioni, decisamente più convincente la determinazione offensiva (21 tiri contro 10 e 68% di possesso palla): la gara si conclude sull’ 1-1. Manca la vittoria, meritata, a ridare ottimismo. C’è ancora tempo per ribaltare le sorti del girone.

ULTIMA CHANCE 

Nell’ultima gara dell’Italia, contro il Belgio, si riconferma l’atteggiamento di riscatto dimostrato contro l’Islanda, ma non basta e purtroppo le cose non vanno come sperato. Il gioco si dimostra ancora una volta troppo lento e prevedibile, con qualche rapida occasione di pericolosità. Un primo tempo piuttosto equilibrato non basta alle ragazze della coach Bertolini, che subiscono la rete del vantaggio belga proprio a inizio ripresa. Mancanza di incisività e troppi palloni sbagliati sanciscono definitivamente la fine del nostro percorso europeo.

COSA È MANCATO?

Sono piuttosto evidenti gli elementi che hanno caratterizzato questa deludente esperienza europea dell’Italia. In primis le realizzazioni: non poche le occasioni create, ma non abbastanza quelle concretizzate. In tre partite il gol è arrivato solamente in due occasioni. Per via (anche) di un gioco non fluido, costellato di facili imprecisioni. Sono mancati il giusto agonismo e la determinazione necessari per trasformare in gol le azioni offensive e la difesa si è spesso lasciata trovare impreparata, errore grave di fronte alla spinta costante di una squadra come la Francia. Forse, se quel primo tempo fosse andato diversamente, il resto del percorso sarebbe stato leggermente più in discesa. La botta emotiva subita è risultata evidente sia in campo che fuori: l’Italia si è trovata dall’avere fiducia in sé ad essere immediatamente soggetto di accuse e autocritiche. Cosa ancor più imprevista, a dover guardare con preoccupazione alla classifica.

Questa prematura eliminazione è stata il frutto di più fattori, come spesso accade nello sport (e non solo), ma può anche essere il primo passo per il raggiungimento di una maggior consapevolezza a livello di team nazionale. L’Italia è sembrata in più occasioni intimorita dalle avversarie, forse per colpa dell’importanza del palcoscenico e della inesperienza di alcuni elementi della rosa. Il nostro calcio femminile sta muovendo i suoi primi grandi passi, come nazione e come club, e non è giusto pretendere che “corra” sin dal primo giorno. Le carte per fare bene in futuro ci sono, fra nuove leve e qualche pilastro cui appoggiarsi. A volte va così. Lo si era detto ad inizio europeo: questo sarà il torneo più imprevedibile. Certamente lo è stato, Inghilterra a parte. Ripartire da qui è fondamentale.

Paolo Stegani
Paolo Stegani
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