Mercoledì una persona del mio condominio, con il quale aveva contratto debiti, è morta. È morta probabilmente sola, con pochissime persone che si preoccupavano della sua salute, mentale e fisica. Se non avesse contratto quel debito, probabilmente non l’avremmo mai saputo. E, forse, non ci saremmo mai chiesti che fine avesse fatto. È un ragionamento che mi facevo qualche giorno fa al cimitero, quando mia mamma ha messo i vecchi fiori dei suoi nonni al posto di quelli di una persona che non conoscevamo, poiché vecchi e ormai sporchi. Forse il vero privilegio sarà avere qualcuno che si ricorderà di cambiarci i fiori. Questo apre una riflessione sul senso di Halloween.
L’ORRORE DI HALLOWEEN
Mi perdonerete forse questa uscita un po’ da libro “Cuore“, però sembra sempre più evidente come il fascino per tutto ciò che è o può essere horror, macabro, ci sta plasmando verso una voglia di vedere più violenza. Sarà un po’ forte (forse nemmeno corrispondente al vero), ma questa voglia di orrore ci sta portando nella direzione opposta alla sua esorcizzazione, ovvero nel vedere in esso una via di fuga per non fare i conti con l’orrore dentro di noi, ma soprattutto fuori di noi.
Cosa vuol dire orrore? Ha senso spaventarsi guardando un film mentre un’entità sconosciuta dà la caccia al protagonista, quando là fuori ci sono persone vere, forse padri di famiglia, persone rispettabili, che stanno facendo lo stesso con la moglie o la propria ex, per dimostrare che sono un loro possesso e sta a loro decidere il diritto di vivere o morire? Ha senso quando là fuori stiamo massacrando civili inermi in nome di una lotta al terrorismo che, sulla carta, non è supportata da fatti?
Ha senso quando una persona nera, omosessuale, transgender, rischia la vita solo per essere se stessa? Parliamo di carità, di un Dio che ci ha fatti tutti uguali, di amare il prossimo nostro, che a Natale, presto, saremo tutti più buoni, ma in realtà è solo una scusa per non sentirci infimi nell’animo e mascherare le atrocità che diciamo o facciamo direttamente.
Ormai l’orrore siamo noi, esseri umani che di umano non hanno più nulla, siamo diventati esattamente come gli algoritmi che seguiamo costantemente, ma in un’epoca che ci aliena gli uni dagli altri. In epoca Covid, per farci forza, ci chiedevamo quando saremmo tornati ad abbracciarci, ma mentre conviviamo ancora con la paura di una nuova e potenzialmente più pericolosa pandemia, mentre il cambiamento climatico accelera i suoi danni irreparabili (Dio solo sa cosa ci diranno dalla Giamaica dopo l’uragano), di abbracciarci non ce ne frega poi molto. Meglio stare isolati nella propria nicchia, ancor meglio quando conservatrice.
Ci spaventa il cambiamento. Non sarebbe neanche poi sbagliato il sentimento, in quanto perfettamente umano, ma prima o poi andrà giocoforza accettato. Ora sarebbe ancora graduale, prima o poi sarà invece forzato da un momento all’altro. Dovremo farci i conti. Parliamo poi di amore, solo canzoni d’amore, libri d’amore, programmi sull’amore, e poi abbiamo un odio dentro da far paura, l’amore è un’altra maschera che ci mettiamo, per impersonare qualcosa che non sentiamo più. Pure quello è diventato di plastica, un rifiuto che gettato nel mare della vita inquina e soffoca la fauna e la flora.
Non sappiamo più essere umani. “Credo negli esseri umani, che hanno il coraggio di essere umani” si cantava qualche annetto fa. Nel mentre, diventavamo sempre meno esseri, e sempre meno umani. Di noi rimarranno le scritte d’odio, due genocidi in corso (e almeno altri quattro registrati in un passato quanto mai attuale), le libertà negate e i sentimenti soffocati in nome del controllo e del potere sull’altro. Altro che orrore di Halloween: siamo noi stessi le entità spaventose.





