Il lato oscuro di essere calciatrice: i messaggi ricevuti sui social

Ho ricevuto una GIF di una persona a cui avevano tagliato la gola, e mi hanno scritto che avrebbero fatto lo stesso con me“. La calciatrice della Juventus e della Nazionale Francese Pauline Peyraud-Magnin ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte in una recente intervista a L’Équipe. Giocare a calcio è generalmente una gioia e un privilegio per le giocatrici, ma nell’epoca social sono troppi i lati oscuri che emergono.

DA GWINN A CARTER: QUANDO UNA CALCIATRICE VIENE OFFESA

Qualche mese fa, Giulia Gwinn denunciava di aver ricevuto “foto del pene” da alcuni uomini nei direct su Instagram, e si presuppone non sia l’unica calciatrice a ricevere materiale del genere o richieste sconce. Agli Europei invece, Jess Carter ha denunciato diversi insulti razzisti. Ma vi sono tante altre situazioni in cui l’omofobia, la voglia di offendere per il gusto di farlo, la transfobia (ricordare il caso León) prendono il sopravvento.

REGOLAMENTARE I SOCIAL MEDIA

I social media hanno bisogno di una maggiore regolazione, poiché se è vero che “la libertà di espressione è sacra“, recentemente la via del “con il politicamente corretto non si può dire più nulla” ha prodotto una radicalizzazione verso un utilizzo dei social senza filtro alcuno, e se in alcuni contesti – quelli della propria cerchia – può anche essere accettato, in questo caso si parla di esseri umani, che già vivono le proprie sofferenze e i propri sacrifici.

E non si parla di non accettare una critica, perché se fatta con il giusto rispetto e con il giusto atteggiamento, rientra nel campo della costruttività (il non volerla accettare è invece un discorso a parte). Un insulto o una critica particolare unita ad una frase offensiva è un abuso, e come tale va punito. La calciatrice è un essere vivente con le sue emozioni, e se c’è chi riesce a passare sopra più o meno a tutto, c’è chi si sente profondamente influenzata, e si finisce con il minarne l’autostima.

LA RIFLESSIONE FINALE DI PEYRAUD-MAGNIN

Parliamo di libertà di espressione, ma la libertà di espressione finisce quando smetti di rispettare la persona che hai di fronte. È molto importante capirlo. Le persone si nascondono dietro l’onestà, ma nel momento in cui ferisci qualcuno, quella non è più onestà. Hai pianto, hai sanguinato, hai sudato, ti sei alzata ogni mattina, ma alla fine, purtroppo, hai perso e, per di più, sei stata tempestata di critiche. No, questo deve finire. Dicono che un’emozione, la rabbia per esempio, duri sette secondi. A che punto, in quei sette secondi, prendi il telefono per mandare un messaggio a un atleta e insultarlo?“.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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