In data 1° giugno 2025 riportavamo che nel massimo campionato della Norvegia, la Toppserien, due squadre – testualmente, Vålerenga ed LSK – avevano disposto un comunicato congiunto nel quale annunciavano un’indagine per sospetto doping dopo che ad alcune giocatrici erano stati riscontrati valori sballati nel sangue. A distanza di mesi, il caso si è risolto senza che vi fossero prove di sostanze dopanti. C’è comunque un dettaglio da tenere in considerazione.
TOPPSERIEN, IL RIASSUNTO DEI FATTI
Il fatto risale al 22 aprile. Al termine di LSK-Vålerenga (5a giornata della Toppserien), terminata 0-2 per la formazione ospite (Kovacs e Tvedten), erano state rilevate tracce di DMBA (una sostanza che altererebbe le prestazioni accelerando la pressione del sangue) in otto campioni prelevati. In uno dei campioni, prelevato da una giocatrice del Vålerenga, erano stati rilevati valori superiori al limite previsto.
IL CASO È CHIUSO
Dopo mesi di accurate indagini, l’Antidoping Norvegese (ADNO) ha stabilito che nessuna delle giocatrici ha assunto la sostanza incriminata, né per negligenza né consapevolmente. Il motivo per il quale tale sostanza è stata trovata nel sangue, risiede nel campo di gioco in erba artificiale dell’LSK, che utilizza un granulato di gomma che è stata involontariamente ingerita dalle giocatrici, probabilmente in seguito al continuo contatto con il terreno.
SVILUPPI FUTURI
Entrambi i club, tramite il proprio sito ufficiale, hanno pubblicato il comunicato ufficiale della sezione Antidoping della Norvegia, segnalando anche che nessuna delle calciatrici parlerà della questione, ed eventuali domande dovranno essere rivolte alla dirigenza, sia per quanto riguarda l’LSK, sia per il Vålerenga, per il quale ha parlato Harriet Rudd.
La Direttrice Sportiva si è dichiarata “sollevata per la conclusione definitiva della faccenda“, soprattutto perché si è trattato di “un periodo impegnativo per tutti, e siamo orgogliosi del modo in cui il gruppo delle giocatrici e lo staff di supporto hanno gestito la situazione“. The Athletic, nella penna di Sam Joseph, ha riportato una dichiarazione ufficiale della WADA.
Tra WADA e la calciatrice
In tale dichiarazione, l’Agenzia Mondiale Antidoping ha detto che “riteniamo che una situazione del genere sia limitata a determinati campi in erba artificiale in Norvegia“. Sempre tramite Joseph, è stata intervistata la calciatrice, rimasta anonima, nel cui sangue era stata trovata una percentuale superiore ai limiti consentiti.
“Sono stata così fortunata nell’avere un gruppo di persone che mi ha supportato per tutto il tempo, e il mio club ha gestito la situazione in modo professionale e mi ha aiutato molto. Se l’antidoping non avesse identificato il problema nel granulato del campo, la mia situazione sarebbe stata molto difficile. Anche se sei estremamente prudente, e segui tutte le regole, puoi ritrovarti in un caso del genere; come atleta, sei vulnerabile“.
COSA ACCADRÀ ORA IN NORVEGIA?
Al The Athletic, la DS del Vålerenga ha dichiarato che la Federazione ha raccomandato di giocare le partite ufficiali all’aperto invece che al chiuso, in modo da evitare una situazione simile, ma lei chiede siano garantiti più diritti in casi come questo, e processi equi. In ottica futura, l’Unione Europea ha già predisposto il divieto, a partire dall’ottobre 2031, di vendere gomma riciclata o qualsiasi materiale a riempimento polimetrico, il che dovrebbe evitare che giocatrici e giocatori possano ingerire sostanze potenzialmente nocive per l’organismo.





