La Liga F, persa Putellas (e non solo), è a un bivio

Sul nostro sito abbiamo più volte descritto la Liga F come un campionato che offriva di più al di là del solito Barcellona, e infatti quest’anno abbiamo avuto dimostrazione del gran calcio che la Real Sociedad ha espresso, più una serie di società che si è distinta in positivo come il ritrovato Tenerife e il Granada. La perdita di Alexia Putellas, e la progressiva esportazione di talento, stanno comunque impoverendo il massimo campionato spagnolo, ora più che mai vicino a un bivio.

LIGA F, IL FUTURO NELLE TUE MANI

Il futuro della Liga F sta sostanzialmente nelle sue mani, potendo contare su club di caratura internazionale – dovuta anche ai risultati del maschile – come Barcellona, Real Madrid e Atlético Madrid. Queste ultime due però, non stanno valorizzando appieno il proprio prodotto. Se anche le squadre di centro e bassa classifica aprono le porte dei loro impianti, le Merengues ad oggi non hanno registrato nemmeno un minuto al Bernabeu, e sono l’unica squadra femminile a non aver ancora giocato nell’impianto principale del club.

Per il Presidente ciò si tramuterà in concretezza se la squadra dovesse vincere qualcosa, ma giocare nell’impianto principale del club non dev’essere un premio, ma un incentivo. L’Atlético Madrid, tra le società pioniere nonché unica squadra oltre al Barcellona capace di vincere un trofeo dal 2019-20 (la Copa de la Reina nel derby), ad oggi sta pian piano riducendo il budget e il progetto, e questo non aiuta la competitività del campionato.

IL LIVELLO DEL CAMPIONATO

Il dominio del Barcellona ha oscurato un dettaglio: la Liga F è un campionato allenante, indipendentemente da quelle che possono essere le preferenze di gusto. Sicuramente però, non è competitivo ad oggi (le due parole non sono sinonimi), e si sta inoltre innalzando il divario tra le prime classificate della seconda divisione e le ultime della prima, altro elemento che – come avevamo riportato in precedenza – dovrà portare ad un’attenta valutazione da parte della Federazione.

Per il futuro, la RFEF dovrebbe ristrutturare tutte le divisioni principali del campionato per alzarne la qualità. Può essere uno dei motivi, assieme all’assenza di ulteriori motivazioni dopo aver vinto letteralmente tutto, che spinge le top player fuori dalla Spagna, ma per una generazione che saluta ce n’è un’altra che scalpita, e infatti proprio la nazione iberica è una di quelle che lavora meglio a livello giovanile.

LA PERDITA DI TALENTI

Perdere Mapi León, Alexia Putellas e Ona Batlle è più un problema per il Barcellona che non per la Liga F in sé, ma essendo che queste giocatrici, per il 2026-27 (e forse per un ulteriore paio d’anni) non giocheranno in Spagna, qualche questione gli altri club se la devono porre. Se da un lato la questione ingaggio costoso rischierebbe di indebitare ulteriormente il sistema, e a certi club converrebbe di più mixare le proprie giovani ad elementi promettenti dall’estero, dall’altro preoccupa un sostegno altalenante da parte delle società maschili.

In più, il meccanismo del fair play finanziario che ha accorpato le società femminili a quelle maschili, ha fatto ricadere sulle prime le difficoltà di anni e anni di debiti accumulati dalle seconde, e questo è un modello che mina il futuro dei club e del movimento, poiché, se le società generalmente destinano un budget limitato alla controparte femminile, con questa situazione rischierebbero di essere ancor meno invogliate di investire in squadre che, comunque, ad oggi producono più perdite che ricavi.

Meccanismo che ha peraltro bloccato la crescita di blaugrana e merengues, che avevano dimostrato di poter raccogliere ricavi milionari, superiori nettamente a qualsiasi altro top club europeo. La Spagna è a un bivio: il massimo campionato genera talento, è capace di venderlo, ma al contempo non riesce a trattenerlo. Servono un paio di step per rimediare a quello che potrebbe diventare un problema se il mercato proseguirà nella direzione che ha intrapreso.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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