In Inghilterra è iniziato il processo attorno a Maddy Cusack, giocatrice classe 1995 che, il 20 settembre del 2023, all’età di 27 anni, si è tolta la vita. Dopo la sua morte, la famiglia aveva accusato il club, lo Sheffield United – del quale era la giocatrice con più presenze – di essere corresponsabile della situazione, con la società che ha accettato un’investigazione interna per chiarirne le cause, e la Football Association che, il 25 gennaio 2024, ha avviato a sua volta un’indagine. A distanza di più di due anni, si sta svolgendo l’inchiesta del Coroner per chiarire quanto avvenuto, e testate come il Guardian (penna di Tom Garry) stanno seguendo passo passo le vicende.
Maddy Cusack, la prima settimana dell’Inchiesta
La prima giornata dell’inchiesta sulla morte di Maddy Cusack ha messo al centro Jonathan Morgan, ex allenatore dello Sheffield United e già tecnico della giocatrice ai tempi del Leicester City. Secondo la famiglia, la gestione di Morgan e i suoi tratti caratteriali avrebbero avuto un ruolo decisivo nel malessere della calciatrice, con un rapporto troppo rigido e con scarsa sensibilità relazionale. Quando, il 14 febbraio 2023 lo Sheffield United lo ha scelto per sostituire Luke Turner, promosso ad interim dopo le dimissioni di Neil Redfearn, la calciatrice si era detta “turbata” all’idea di ritrovarlo.
David Cusack, padre della giocatrice, ha raccontato che fu proprio il comportamento dell’allenatore a spingere la figlia a lasciare Leicester durante la sessione di calciomercato invernale 2018‑19 per trasferirsi allo Sheffield United. La sua testimonianza ha delineato un profilo autoritario e polarizzante, da “dentro o fuori“. Un tratto confermato dal suo atteggiamento in aula, con l’allenatore che si rappresenta da solo, e che controinterroga personalmente i testimoni, rivolgendo oltre sessanta domande al padre e contestando punto per punto ogni affermazione.
Lo scambio più significativo è avvenuto quando il padre ha descritto le difficoltà della figlia nel gestire contemporaneamente il ruolo da calciatrice professionista e quello nel settore marketing del club, una condizione che le generava ansia. Morgan ha replicato spiegando che “Le statistiche mostrano che la squadra ha vinto più partite senza Maddy che con lei“, lasciando sbigottito il pubblico in aula, ed evidenziando pragmatismo calcistico laddove la famiglia chiedeva empatia.
Nella seconda giornata, ha rilasciato la sua testimonianza Grace Riglar, calciatrice e fidanza di Maddy Cusack, che ha giocato una sola stagione nello Sheffield. Dalle sue parole, emerge sia il profilo emotivo della vittima, descritta come una persona sensibile che si prendeva sempre cura di tutti, sia la conferma dei tratti caratteriali del tecnico Morgan, che in un colloquio con loro due aveva dichiarato che, nel caso fosse rimasto infastidito e arrabbiato dal comportamento di una calciatrice, l’altra non avrebbe dovuto portargli rancore.
Secondo le testimonianze, nelle settimane precedenti alla morte, Cusack viveva un periodo di forte agitazione e insicurezza, al punto da valutare la possibilità di cambiare ambiente lavorativo. Questo confermerebbe quindi le sensazioni della famiglia che vedevano nell’arrivo di Morgan un punto cruciale per il peggioramento della salute mentale della giocatrice. Riglar ricorda anche che il tecnico aveva definito Cusack “psycho” (ai tempi del Leicester), e aveva fatto alcuni commenti sul peso che avevano spinto la calciatrice a cambiare le proprie abitudini alimentari, divenute non salutari.
Nella terza giornata, la deposizione della Fisioterapista Francesca Carr evidenzia problemi strutturali interni al club, con una transizione affrettata al professionismo e carenza di persone nello staff, tanto che Carr stessa ha dichiarato di essersi trovata a dover svolgere mansioni differenti. Quindi mancavano figure di riferimento per confessare il proprio malessere L’elemento rilevante riguarda la reazione che ha avuto Maddy Cusack un giorno in cui si era recata al campo di allenamento sbagliato, definita come “eccessiva”, della quale aveva informato il tecnico.
La quarta giornata ha registrato la testimonianza di Deborah Cusack, la madre della calciatrice, che ha segnalato come le denunce nel calcio femminile siano rare, o comunque meno frequenti, per la paura di essere inserite in una “lista nera“. Inoltre, accusa il sistema di aver perso diversi dati medici su larga scala, tra cui quelli della figlia. La stessa donna, rivolta all’allenatore, ha espressamente detto che non lo dichiara colpevole della morte della figlia, ma conferma che c’è stato un prima e un dopo nella sua vita dopo il suo ritorno.
Nella quinta giornata, infine, sono state raccolte diverse dichiarazioni. L’ex portiera del club Nina Wilson ha dichiarato di aver smesso con il calcio proprio in seguito alla situazione interna allo Sheffield United, dicendo di aver provato a segnalare problematiche su Morgan, ma di non aver ricevuto ascolto. Diverse giocatrici non accusano il tecnico di bullismo, ma evidenziano come il suo comportamento fosse spesso intimidatorio e non le faceva lavorare tranquille, creando anche divisioni all’interno dello spogliatoio.





