La denuncia della Borgata Gordiani: “Se non ve ne andate vi spariamo”

Non si può più vivere lo spazio pubblico?” si chiede la Borgata Gordiani, società di Roma Est che ha appena iniziato il ritiro della Prima Squadra Femminile. “Quello che è successo ieri sera, mentre ci allenavamo in uno dei pochi spazi verdi rimasti utilizzabili nel nostro quadrante, non è soltanto un episodio di violenza che riguarda noi ma è sintomo di qualcosa di più grande” denuncia tramite i propri social.

La denuncia della Borgata Gordiani

Le squadre della Borgata Gordiani ogni anno, iniziano la preparazione atletica alternando gli allenamenti tra campo e parchi della zona per vivere gli spazi pubblici del quartiere. Quest’anno la squadra femminile è stata costretta a cambiare luogo e spostarsi in seguito alla chiusura anticipata del parco di Villa Gordiani “per motivi di sicurezza” non meglio specificati, trovandosi quindi di fronte a una prima difficoltà” inizia il club.

Ma cos’è successo? Ieri (il 14 settembre, ndr), mentre eravamo a metà allenamento dentro a un parco pubblico del nostro quadrante, all’improvviso si sono spente le luci. Hanno iniziato a lanciarci bottiglie, voci maschili ci urlavano di andarcene: “questo non è un campo né una palestra, se non ve ne andate vi spariamo”. Non è accettabile. Non è normale. Non ci rassegniamo all’idea della paura“.

Parchi, ville, piazze sono luoghi che devono poter essere vissuti, attraversati, frequentati ad ogni ora, in ogni contesto. Se così non è, siamo di fronte al segnale di un problema più grande: la progressiva perdita degli spazi pubblici come luoghi di libertà, socialità e convivenza lasciati in mano a gruppi criminali che ne fanno ciò che vogliono” denuncia la Borgata Gordiani, evidenziando un problema che sta emergendo sempre di più nel Paese.

Un parco dovrebbe essere un luogo in cui incontrarsi e che appartiene alla comunità. E invece sempre più spesso ci troviamo a chiederci se sia davvero possibile frequentarlo serenamente, senza paura, senza essere aggredite, senza doverci sentire in pericolo. La sicurezza non può significare abbandonare o chiudere gli spazi pubblici: al contrario, significa tornare a viverli“.

Abbiamo subito un’aggressione e quindi chiamato la Polizia, chiedendo un intervento e sentirci rispondere che non potevano fare nulla davanti a una situazione di questo tipo è, per noi, semplicemente inaccettabile“. Una dinamica che le vittime donne hanno vissuto spesso. “È inaccettabile perché la polizia non è un potere neutro, se non interviene evidentemente è perché c’è qualcuno a cui queste situazioni fanno comodo per poter alimentare quel senso di insicurezza e disperazione che genera mostri come i vari influencer del degrado o per mettere a terra nuove leggi liberticide, che non colpiscono mai chi vive nella prepotenza ma tutte le persone che costruiscono una socialità diversa“.

Non abbiamo intenzione di farla passare come normalità. Perché la questione non riguarda soltanto l’episodio in sé. Riguarda il modello di città che vogliamo costruire. E la risposta all’insicurezza non può essere lasciare campo libero a chi urla più forte e minaccia. Chiediamo di poter utilizzare uno spazio che appartiene alla collettività. Noi continueremo a vivere questi luoghi perché rinunciare significherebbe lasciare che la paura decida chi può viverlo. Gli spazi pubblici sono di tuttə e abbiamo il diritto di viverli” conclude la società.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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