Arsenal-Barcellona è terminata 1-0 con le Gunners che sono tornate a conquistare un’edizione della Champions femminile a 18 anni di distanza, esattamente dopo la finale di UEFA Women’s Cup vinta contro l’Umeå tra andata e ritorno. La nostra redazione ha redatto così le pagelle della finalissima.
ARSENAL-BARCELLONA, LE PAGELLE DELLA FINALE DI CHAMPIONS FEMMINILE
Arsenal 7,5 – Le Gunners hanno inanellato una serie di imprese una dietro l’altra, ribaltando il Real prima, il Lione poi e superando il Barça a Lisbona. È nata una nuova leggenda
La migliore: Stina Blackstenius, 7,5
Subentra per Maanum al 67′, spreca un gol al 72′, ma si fa trovare pronta per la rete più importante della carriera per quanto riguarda gli ultimi anni.
Daphne van Domselaar 7 – Il portiere nederlandese ha avuto più daffare con l’allontanamento dei traversoni che nelle reali parate a difesa del punteggio. Ordinaria amministrazione che però vale la vittoria.
Katie McCabe 6,5 – Serata difficile per le scomode clienti che si trova di fronte, ma nonostante alti e bassi riesce in qualche modo a cavarsela sempre, e alla fine contribuisce al clean sheet.
Steph Catley 7 – Anche lei ha avuto qualche difficoltà di troppo, ma nel finale va a chiudere un rasoterra insidiosissimo che vale un meritato 7 in pagella.
Leah Williamson 7 – Leader di difesa come al solito, chiude in crescendo vanificando gli assalti blaugrana del secondo tempo. Imprescindibile.
Emily Fox 7 – Sugli esterni il Barcellona è sempre imprevedibile, ma l’esterna statunitense riesce sempre a metterci una pezza. Decisiva quando manda sulla traversa una conclusione di Pina ad inizio ripresa, vera e propria sliding-door.
Frida Maanum 7 – La più pericolosa del primo tempo, propizia l’autogol di Paredes (vanificato per offside) e poi costringe Cata Coll all’intervento in angolo. Esce per la match-winner, ma ha festeggiato il rinnovo nel migliore dei modi.
Kim Little 6,5 – Si fa notare soprattutto per aver sbrogliato la situazione difensiva in diverse occasioni, e propiziato alcune ripartenze con lanci precisi.
Caitlin Foord 7 – All’occorrenza difensore aggiunto, va avanti e indietro sulla fascia cercando di mettere in difficoltà le avversarie, pungendole in difesa e contrastandole in difesa. (Dall’86’ Hurtig s.v.: veramente pochi minuti per poterla giudicare appieno. Entra giusto per dare sostanza alla difesa per schermare gli ultimi assalti blaugrana).
Alessia Russo 6 – Forse l’attaccante che si è vista meno, ben controllata dalle centrali avversarie e senza la possibilità di giocare come preferisce. Rimane comunque un buon riferimento per le sue compagne. (Dal 90’+1′ Wubben-Moy s.v.: ancora meno tempo per giudicarla, entra per gonfiare la difesa e per poter alzare con merito la coppa).
Chloe Kelly 6,5 – Anche lei rientra spesso per rinforzare la difesa e a chiudere le attaccanti avversarie, e spende anche un buon giallo per fallo tattico. L’unico rimprovero, forse, la minor presenza in zona offensiva, ma va detto che la difesa avversaria le ha tolto il respiro. (Dal 68′ Mead 7,5: entra per decidere la sfida servendo l’assist decisivo per Blackstenius. Fondamentale).
Renée Slegers, 7,5
Prende in mano una squadra demoralizzata a settembre e cerca di tenere la guida mentre il club si interessa a profili dal calcio maschile. La bontà del suo lavoro viene riconosciuta soltanto in inverno, ma fortunatamente giusto in tempo per confermarla per la fase decisiva. Rimonta il Bayern vincendo il girone, rimonta ed elimina il Real Madrid, fa lo stesso distruggendo le pluricampionesse del Lione, ed infine batte il Barcellona che ha sommerso di gol il Wolfsburg e il Chelsea. Impresa favolosa.
Barcellona 5,5 – Non è stata la miglior stagione blaugrana dal punto di vista del gioco, e anche la finale di Champions femminile ha mostrato questo limite. Poche idee, poca concretezza, dalle campionesse in carica ci si aspetta di più
La migliore: Cata Coll, 7 – Nel primo tempo vola sul destro di Maanum al 27, poi al 72′ non si fa ipnotizzare da Blackstenius accorsa a tu per tu. Incolpevole sul gol, sempre attenta sui cross. Per lei una piccola soddisfazione.
Fridolina Rolfö 5,5 – Non è stata la sua miglior serata, e se in difesa è riuscita spesso a dare una mano, in attacco la sua assenza si è notata. (Dal 78′ Brugts s.v.: ha avuto poco tempo per spaccare una partita già indirizzata verso Londra).
Mapi León 6 – Sufficiente prestazione difensiva per la centrale blaugrana, anche se a sua volta ha avuto qualche difficoltà generale contro le avversarie. (Dal 78′ Syrstad Engen s.v.: poco tempo per poter dimostrare che lasciarla andare via è un grosso errore. Ma una calciatrice dal suo acume tattico doveva entrare prima).
Irene Paredes 5 – Al 22′ si rende protagonista di uno sfortunato autogol (poi azione giustamente annullata per fuorigioco), ma quell’episodio in qualche modo ne condiziona la partita. Riceve un giallo evitabile, va spesso in affanno, e al 74′ si perde Blackstenius nell’azione che decide Arsenal-Barcellona. Decisamente da lei ci si aspetta di più.
Ona Batlle 6 – Tanto volenterosa quanto egoista, la numero 22 è stata sicuramente una delle più pericolose della sua squadra, ma forse ha avuto un eccesso di confidenza nei tiri dalla distanza, e avrebbe dovuto essere più razionale e provare soluzioni alternative. Rischia grosso al 64′ quando legge in ritardo un pallone e rischia di causare un rigore.
Alexia Putellas 5,5 – Non è stata la serata della Reina contro la patria della monarchia parlamentare. Le britanniche annullano le sue iniziative, ma fortunatamente non si può parlare di Long Parliament. Ad ogni modo, avrà modo di rifarsi.
Patri Guijarro 5,5 – Anche la centrocampista numero 12 non si trova a suo agio contro un centrocampo molto abile nella fase di rottura (si intende del gioco). Fatica ad imporre il suo calcio classico, e deve lasciare l’iniziativa alle compagne per cercare di risolvere un rompicapo davvero complicato.
Aitana Bonmatí 6 – A sua volta non brillantissima e nemmeno troppo generosa, riesce comunque a destreggiarsi tra le gambe avversarie, gestendo sempre il pallone con grande capacità, ma in alcune situazioni si perde alcuni tempi di gioco che lasciano qualche “what if” nel discorso analitico. Serata umana.
Clàudia Pina 6 – Chiude la Champions femminile aggiudicandosi il titolo di capocannoniera con 10 gol, ma è l’unica soddisfazione in una serata in cui non ha fatto male, ma nemmeno benissimo. Poco cattiva agonisticamente in un paio di situazioni nel primo tempo, dove con un po’ più di coraggio sarebbe sicuramente riuscita a creare dei grattacapi a van Domselaar. Colpisce una traversa ad inizio ripresa complice una deviazione, ed è stato il suo highlight più importante. (Dal 62′ Paralluelo 5,5: non riesce ad imporsi come suo solito, e nell’azione del gol esce comunque correttamente su Mead, lasciando però lo spazio per la rete di Blackstenius).
Ewa Pajor 5,5 – Tanto lavoro fisico per l’attaccante polacca che ha pagine di storia importanti da scrivere al prossimo europeo, però le rimane avulsa quella della competizione europea. Una sola reale occasione, un inserimento al 72′ su traversone di Putellas, con colpo di testa finito alto.
Caroline Graham Hansen 5,5 – Chiudiamo le pagelle di Arsenal-Barcellona con una mezza insufficienza per Graham Hansen, un’altra delle giocatrici che solitamente decide le partite, ma questa volta anche lei ha dovuto confrontarsi con una squadra più determinata a vincere.
Pere Romeu, 5,5
Non è stata la stagione dei sogni nonostante un campionato vinto assieme alla Supercoppa, alla quale manca solo il successo in Coppa della Regina (finale in 7 giugno). Per tutto l’anno è sembrato ci fosse una qual certa distanza di intenti tra il tecnico e la squadra, e nelle finali questo è un dettaglio di non poco conto. Serve un allenatore più esperto per il futuro del club, anche in ottica gestione giovani.
Ivana Martinčić 6
Per una finale di Champions femminile, l’arbitraggio è stato generalmente sufficiente. Bene la review VAR nell’occasione del fuorigioco di Paredes, meno la lettura dell’episodio al 64′ su Foord, che avrebbe potuto (dovuto?) sanzionare con un calcio di rigore, seppur fosse al limite regolamentare visto che Batlle aveva preso palla e gamba (e forse più la seconda).





