Ashleigh Plumptre: “Non mi sento per nulla minacciata qui in Arabia Saudita”

In un’intervista esclusiva rilasciata a Emma Smith (BBC), Ashleigh Plumptre, difenditrice centrale nigeriana classe 1998 ex Leicester City, ha raccontato la sua esperienza come calciatrice in Arabia Saudita, campionato in cui milita dal 2023 nelle file dell’Al-Ittihad. A questo link è possibile leggere l’intervista completa.

ASLEIGHT PLUMPTRE: “QUA MI SENTO AL SICURO”

La mia reazione iniziale è stata dire di no, ma ho voluto dar loro un’opportunità” dichiara Ashleigh Plumptre. Smith riporta, citando il New York Times, che la lega è finanziata dal PIF (il fondo statale, ndr) e offre un montepremi più alto della WSL, mentre gli stipendi annuali delle calciatrici straniere variano dai 60mila ai 120mila dollari (51,5k-103k in euro).

Ho avuto una chiamata di un’ora con il coach e due membri dello staff, e ho detto a mio papà che avevo una buona sensazione” continua il racconto della calciatrice. “Sono una persona che si lascia guidare da sentimenti e intuizione, ma volevo comunque vedere di persona. Sono stata là due giorni e mi è piaciuto molto, e quando sono partita sono rimasta con il pensiero di rimanere lì“.

Una mossa per alcuni controversa

Emma Smith segnala che Ashleigh Plumptre ha ricevuto diverse critiche dopo essersi trasferita, sia perché era considerata una giocatrice “nel suo prime” calcistico, sia perché è stata molto vicina alla comunità LGBT della tifoseria delle Foxes, spostandosi in un Paese che ancora considera illegale il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Specialmente quando mi sono trasferita qui, la reazione non è stata per niente buona, è stato difficile” racconta la centrale. “Ci sono persone intorno al mondo Leicester – ricordo alcuni commenti che ho ricevuto – che dicevano che non ero la persona che pensavano fossi“. “Li ho feriti profondamente perché mi sono sentita come se rappresentassi qualcosa che non li faceva sentire avvalorati, e lo capisco, ma davvero non so cosa dire. Non vuol dire però che condono certe cose, anche se la mossa mi ha associato con un certo pensiero“.

Vivere in Arabia Saudita

Smith segnala che Ashleigh Plumptre vive, come molti expat, in una “gated community”, ovvero un sistema residenziale con abitazioni di lusso, aree comuni e servizi come bar o ristoranti, i quali servono anche alcool. “Conosco giocatrici internazionali, membri della mia famiglia e amici che sono venuti qui che si sentono genuinamente più sicuri e tranquilli qui che nel Regno Unito” commenta.

Naturalmente tutti sono un po’ timorosi ad andare in giro di notte, ma non devo guardarmi le spalle tutto il tempo. So che questa è solo la mia prospettiva, e non quella di altri, ma al contempo non posso essere d’accordo con la visione di questo posto che c’è in Occidente“.

La vita da donna in Arabia

Nonostante i report di Amnesty International sull’applicazione effettiva dei diritti delle donne, Ashleigh Plumptre dichiara che: “Non mi sento per nulla minacciata qui, gli uomini sono incentivati a trattare le donne in un certo modo, e ci sono delle conseguenze se non lo fanno. Ogni donna può dire che qui ci sarà un livello di paura dentro di sé se dovesse uscire a camminare di notte sia in Arabia Saudita sia nel Regno Unito, e ci sono livelli più bassi in Arabia in base al comportamento degli uomini“.

I passi in avanti ancora da fare

Ashleigh Plumptre comunque è consapevole che il campionato saudita deve ancora compiere dei decisi passi in avanti. “Non è una cosa da cui nascondersi, lo standard non è quello a cui sono stata abituata in WSL o a livello internazionale, e sono preoccupata su come questo possa impattare sul mio sviluppo“.

Il ritmo non è così veloce, quindi puoi pensare a più soluzioni, e spingerti oltre limiti come mai prima, c’è più responsabilità su di te” continua. “All’inizio usavamo le palestre delle squadre di pallavolo e basket, ora usiamo la vecchia della squadra maschile, che ora ha una nuova struttura“.

La situazione all’Al-Ittihad

Abbiamo una clinica medica, accesso a bagni ghiacciati, il nostro spogliatoio personale. Ci alleniamo sul campo principale, separate dagli uomini. Quando sono arrivata il terreno non era per nulla buono, ci siamo lamentate e ci hanno ascoltato“.

I tifosi

Non abbiamo molti tifosi qui” constata Plumptre, lamentando l’assenza di iniziative comunitarie per coinvolgere famiglie e bambini. “Per il futuro prossimo, non direi che l’Arabia Saudita possa ospitare una Coppa del Mondo femminile, perché ci vuole tempo per tutto. Mi interessa davvero aiutare le calciatrici a svilupparsi e non voglio che le cose accadano troppo presto. Credo nel processo, facendo passi in avanti misurati” conclude.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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