Borussia Dortmund: le due facce del calcio femminile

Il Borussia Dortmund ha mancato l’opportunità di salire in Seconda Divisione, ma nonostante ciò si è assicurata due colpi clamorosi per una squadra di Terza Divisione. La prima è stata Alexandra Popp, per un contratto triennale, seguita da Lara Schmidt, che arriva dal Werder Brema e firma fino al 2029, così come Lena Ostermeier dall’Essen, ma soprattutto Manuela Zinsberger, campionessa d’Europa e del Mondo con l’Arsenal.

IL BORUSSIA DORTMUND RISCRIVE LE REGOLE?

Con quattro elementi tutti provenienti dalla Bundesliga e dalla WSL (e potrebbero essercene almeno altri due in entrata), il Borussia Dortmund si assicura una quasi probabile promozione in un campionato che comunque aveva già dominato, perdendolo per un’inezia, e potrebbe abbattere anche le spese per il 2027-28, potendo contare su una rosa capace di potersi imporre anche in una Seconda Divisione, e verosimilmente conquistare anche la salvezza nella prima stagione in Bundesliga.

Le preoccupazioni più grandi riguardano tutte le altre squadre di terza serie, al netto delle seconde squadre che possono eventualmente giocarsi sul campo una promozione fino al secondo livello della piramide tedesca – salvo retroceda in 2. Liga la squadra principale – rispecchiano la stessa situazione vissuta dalle società di Serie B dopo l’arrivo del Como 1907. La paura più grande è che molti club facciano una stagione al ribasso per evitare eccessi di spese ed eventualmente investire pensando già alla prossima stagione.

Molte altre società del girone, invece, a malapena riescono a permettersi un rimborso spese per le proprie calciatrici, considerato il fatto che l’intera Regionalliga è un campionato strutturato su 5 gironi, ed è molto variegato, tra chi può permettersi di far vivere le proprie atlete come professioniste, e chi invece deve sbarcare il lunario cercando di sopravvivere fino al termine della stagione. L’interesse mediatico può comunque essere importante, ma ad oggi non c’è un broadcaster univoco per la trasmissione delle partite, e quindi non si può nemmeno far leva sul fattore dei diritti televisivi.

Molto probabilmente, quindi, il girone del Borussia Dortmund rischia di essere dominato dalle giallonere con punteggi al limite del tennistico, e svela comunque il paradosso del calcio femminile: c’è chi può investire, e quindi non bada a spese; c’è chi può investire, ma preferisce aspettare un momento in cui è certo di generare un ritorno, e chi vorrebbe investire, ma non ha fondi oltre a quelli minimi per iniziare e chiudere la stagione.

I problemi del movimento restano strutturali a livello globale, con la competitività che può essere portata avanti – ad oggi – quasi ed esclusivamente da potenze economiche del calcio maschile o dalla multiproprietà, e il discorso in quest’ultimo caso è normale coinvolga anche il conflitto di interessi che potrebbe generarsi. Eppure il calcio femminile per competere ha bisogno di questi elementi.

Il rischio è di dipendere dal mecenatismo di pochi per un calcio che rischia di essere sempre nello stesso circolo vizioso, e l’ulteriore paradosso è che costruire un sistema realmente sostenibile comporta a sua volta delle spese che non rientreranno prima di un ciclo quinquennale se non decennale. Il calcio femminile è ancora in fase embrionale, e senza una gradualità di crescita delle spese rischia di essere impattante per tutti quei club che, anche se non dovessero mai essere promossi oltre ad un certo livello, fanno ancora il lavoro sporco: quello di sviluppare il talento e di dare un futuro al movimento.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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