Uno studio di Nielsen Sports e PepsiCo (quest’ultima, con la UEFA, organizzerà il pre-show della finale di Champions League nel 2026 ad Oslo per la prima volta) segnala che il calcio femminile, come riporta anche Forbes, diventerà il quinto sport più popolare al mondo. Cosa c’è di vero in questo?
I DATI DELLE PREVISIONI
Lo studio che ha riportato Forbes prevede che nei prossimi cinque anni la portata del calcio femminile cresca del 38%, segnalandosi come un’ottima opportunità di investimento. Sono anche possibili sia il raggiungimento degli 800 milioni di fan in tutto il mondo, sia stabilirsi al quinto posto degli sport popolari, addirittura insidiando mostri sacri come tennis e Formula 1. Il 2030 si pone così come anno cardine per l’esplosione definitiva del movimento. Oppure no?
VI RICORDATE IL REPORT DELLA FIFA?
Il calcio femminile quindi si pone nuovamente come movimento in crescita esponenziale in un panorama fortemente competitivo, e questa è un’ottima notizia. Urge segnalare però (ricordate il report FIFA?) che la crescita riguarda, e rischierebbe di riguardare, solo la punta della piramide calcistica, e se gli investimenti per le prime divisioni non mancano mai, sono quelli per le divisioni inferiori a latitare, i cui club – di conseguenza – dovranno fronteggiare spese sempre più crescenti a fronte di un budget ridotto, il che ne comporterebbe la chiusura o la sopravvivenza ai livelli più bassi.
E se il discorso delle multiproprietà può salvare alcune squadre – Levante UD, London City, Washington Spirit e OL Lyonnes nel caso di Kang ad esempio – per altre rischierebbe ulteriormente di aggravare la situazione. Se gli investimenti escludessero la parte più “povera” (per così dire) del movimento, la crescita sarebbe sempre effimera, o renderebbe il calcio – nella sua accezione al femminile – una piccola élite di uno sport dai caratteri fortemente popolari.





