Il geoblocking sta bloccando la crescita del calcio femminile

Il calcio femminile viene raccontato essere un movimento in crescita a livello globale, che raccoglie sempre più spettatori interessati e del quale è più facile reperire lo streaming delle partite. Ma questo, come peraltro riportava Fleur Dias per The Rise of Women’s Football, non si traduce in automatico in una semplicità concreta e in una disponibilità maggiore delle dirette. Una delle problematiche più comuni che gli appassionati affrontano è il cosiddetto geoblocking.

PERCHÉ IL CALCIO FEMMINILE SUBISCE IL GEOBLOCKING?

Anzitutto, prima di arrivare al geoblocking nel calcio femminile, bisogna capire come mai è attivo questo sistema di protezione web. La restrizione serve, banalmente, per proteggere il valore dei diritti sportivi e per non far saltare contratti che – nel calcio maschile – garantiscono introiti che tengono in piedi squadre e interi sistemi. Se, appunto, per il calcio maschile è un sistema di protezione fondamentale per tenere in piedi la baracca, applicare lo stesso modello al calcio femminile impedisce al movimento di ottenere più visibilità.

Di conseguenza, meno visibilità soprattutto per quei campionati minori, come Repubblica Ceca (seppur venga applicato quasi solo al derby di Praga, comunque la gara per cui vale la pena seguire la Fortuna=Lyga), Austria (da quest’anno attivo solo per i big match, cioè l’elemento attraverso il quale mantenere l’attenzione sul campionato), e Galles, che recentemente ha bloccato la trasmissione di Cardiff City-Wrexham – lo scontro scudetto, per inciso – al di fuori del Paese. Se può essere comprensibile per chi sfrutta la TV pubblica nazionale, per il Galles, considerando che la diretta più importante della settimana la trasmette Sgorio su YouTube, è già più difficile da comprendere.

Il calcio femminile, tranne negli Stati Uniti e in parte in Inghilterra, sta seguendo ancora il modello economico di quello maschile, ma disponendo di un peso mediatico ben diverso, e soprattutto minore, pertanto ogni singolo elemento che può costruire un sistema economico differente può essere perseguito con più volontà. Il geoblocking porta con sé un paradosso clamoroso: le partite sono visibili gratuitamente nella maggior parte dei casi, ma l’appassionato è costretto a pagare una VPN per poterle vedere, ma quei soldi non finiscono poi nelle casse delle squadre femminili.

QUALE SOLUZIONE PUÒ AIUTARE IL MOVIMENTO?

La soluzione è molto semplice: rimuovere il geoblocking, e costruire contemporaneamente un sistema funzionante, come un’applicazione univoca per il calcio femminile. Tale applicazione potrebbe funzionare nel seguente modo: anzitutto, raccogliere tutte le partite del calcio femminile mondiale, dai club alle nazionali, e costare non più di 20€ al mese.

Al contempo però, non sostituirebbe gli accordi in vigore, pertanto se un determinato campionato si vede in una determinata nazione, i paganti di quella nazione non troveranno il proprio torneo nell’applicazione; quelli fuori da quella determinata area, invece, l’avrebbero a disposizione per la visione. Questo permetterebbe di proteggere gli accordi attualmente in vigore, ma al contempo fornire un prodotto che possa raccogliere soldi da destinare a Federazioni e squadre, e dare la massima visibilità possibile al calcio femminile.

La gestione poi di tale applicazione e dei suoi ricavi dovrà essere affidata non ad un’organizzazione già esistente, ma dovrebbe essere gestita da una fondazione, con zero scopo di lucro diretto e con il reinvestimento totale dei guadagni per il benessere e il futuro del movimento, e un consiglio che raccolga figure di mediazione e rappresentanti di calciatrici, società e federazioni, in modo tale da poter essere più trasparente nella gestione, ma al contempo cercare – tramite compromessi – di aiutare tutto il movimento globale. Il calcio femminile, per crescere, deve percorrere una strada alternativa.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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