Il calcio femminile in Bangladesh è in pericolo. Nonostante aver vinto due edizioni consecutive della SAFF Women’s Championship, la competizione per squadre del sud-est asiatico che ha attirato un grandissimo numero di spettatori, i diritti delle donne sono sotto attacco.
COSA STA SUCCEDENDO?
Il Bangladesh è sempre stato uno dei Paesi islamici più all’avanguardia, nei quali l’emancipazione femminile è promossa attivamente. Ma i gruppi radicali islamici, che sono sempre stati una minoranza a margine, hanno deciso di agire attivamente nell’ultimo mese, per cercare di destabilizzare la situazione nel Paese. Il giornalista Subir Bhaumik, per il The Diplomat, ha segnalato che – nell’ultimo mese – due amichevoli non si sono potute disputare per gli attacchi degli studenti e degli attivisti radicali.
A Dinajpur una partita è stata rinviata in seguito alle proteste “con le mazze” (per citare testualmente il giornalista) da parte dei manifestanti, e poi il giorno successivo a Joypurhat addirittura è stata assalita la sede del club ospitante, e gli spettatori che avevano pagato il biglietto sono stato cacciati con la forza. “Il calcio femminile è anti-islamico ed è nostro dovere religioso fermare tutto ciò che va contro le nostre convinzioni” ha detto Abu Bakkar Siddique, il preside di una scuola religiosa nelle vicinanze dello stadio.
LE PRESE DI POSIZIONE
La Federazione Calcistica ha espresso una forte posizione per difendere il calcio femminile in Bangladesh, con il responsabile media Sadman Sakib che ha dichiarato: “Il calcio è per tutti e le donne hanno pieno diritto di parteciparvi“. Di contro, il governo ad interim – l’ex Prima Ministra, Sheikh Hasina, è dovuta fuggire in India dopo le violente proteste dell’agosto scorso, dopo 15 anni di democratura e repressione politica – è rimasto silente.
Le attiviste denunciano l’ipocrisia del nuovo governo, accusando l’attuale Primo Ministro in carica di avere posizioni molto simili a quelle dei radicali islamici. A sostegno di questa tesi, alcuni provvedimenti dell’attuale governo hanno revocato alcuni divieti per i partiti più estremi. Le attiviste criticano a loro volta una certa ignavia e passività delle autorità locali, con il timore che questo possa incoraggiare ulteriori attacchi.
NON È A RISCHIO SOLO IL CALCIO FEMMINILE IN BANGLADESH
Non è solo il calcio femminile ad essere in pericolo in Bangladesh: questi attivisti radicali hanno inoltre interrotto alcune presentazioni di showroom e ristoranti, nelle quali era prevista la partecipazione di alcune attrici. Forse il caso più eclatante è avvenuto il 26 gennaio nei confronti di Pori Moni – star del cinema bengalese – alla quale è stato impedito con la forza di aprire un centro commerciale a Tangail. La situazione del Paese asiatico quindi, può peggiorare da un momento all’altro, e a rischiare per prime sono le stesse donne.





