L’edizione numero 10 della Copa América Femenina, ancora in pieno svolgimento, sta avendo un doppio risvolto. Sul campo, le nazionali stanno combattendo aspramente per imporsi sulle rivali continentali, ma dall’altro rimangono dei contenziosi aperti contro le proprie federazioni, perché le calciatrici chiedono migliori condizioni per se stesse, per poter ovviamente per formare al meglio.
COPA AMÉRICA FEMENINA, TUTTE LE POLEMICHE
Uruguay
A solo 6 giorni dall’inizio della competizione, le calciatrici hanno boicottato l’allenamento non presentandosi e minacciando di disertare la competizione, chiedendo migliori condizioni contrattuali e un trattamento rispettoso. L’accordo è stato raggiunto poco dopo con un aumento del budget per il viaggio, il permesso di poter giocare con la divisa regolamentare e un miglioramento generale delle condizioni di allenamento. La Albiceleste ha poi pareggiato con l’Ecuador e perso 1-0 con l’Argentina di Bonsegundo.
Il VAR
Il VAR sarà implementato nella fase finale del torneo, per le semifinali e le finali dal 5° posto al 1°. Un miglioramento rispetto al 2022, quando fu utilizzato solo nella finale, ma ancora la fase a gironi resta ancora senza, con possibili ripercussioni sul risultato finale. Tanto che, come riporta Jeff Kassouf, le polemiche sin qui sono state diverse.
Il caos campi
Prima di Bolivia-Brasile, infine, le 22 giocatrici e le riserve si sono dovute allenare nella palestra dello stadio Gonzalo Pozo Ripalda, che avrebbe ospitato la sfida. Scelta presa dalla CONMEBOL per non sovraccaricare troppo i terreni di gioco della Copa América Femenina, in quanto molti di essi ospitano due partite nello stesso giorno. Elemento che sottolinea alcune difficoltà (e forse anche alcune carenze) dell’organizzazione, e che non giova alle calciatrici. La stessa Marta ha preso poi posizione, lamentando “il poco spazio” e “il grande caldo all’interno dell’impianto“.





