L’Europa Cup 2025-26 ha marcato la prima stagione d’esordio della seconda competizione UEFA per club femminili, e si è dimostrata un discreto spettacolo, capace di regalare risultati a sorpresa, segnare storie altrimenti perse nel meandro della globalizzazione del movimento, ed ha anche dimostrato di meritare più supporto di quello che l’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee le ha effettivamente dato.
COSA CI LASCIA LA PRIMA EDIZIONE DELL’EUROPA CUP
La prima edizione dell’Europa Cup non ci lascia solo una finale che conferma il fascino del calcio femminile svedese, con due partite combattute con un Häcken che sta riuscendo a mantenere un progetto continuativo e un Hammarby che, nonostante i numerosi cambi di pelle, mantiene intatta la sua essenza di formazione offensiva. Ci lascia anche rimonte storiche, come quelle di PSV e Sparta Praga, capaci di convertire in un aggregato di 4-3 il triplo svantaggio incassato nella sfida di andata, la vittoria ai rigori del Sarajevo sul Fomget nel Primo Turno di Qualificazione e quella dell’Austria Vienna sullo Slavia Praga nel Secondo Turno.
Non mancano nemmeno la vittoria ai supplementari dell’Anderlecht contro il Braga, sempre nel secondo turno, o quella del Breiðablik in casa del Fortuna Hjørring negli Ottavi, e non di meno quella dello Sparta Praga (ancora) a Vienna nel ritorno dei Quarti. Si conta anche il percorso delle due finaliste, con le biancoverdi che hanno superato ai rigori lo Sporting Lisbona ai Quarti, e le giallonere che hanno stravinto in casa del più quotato Eintracht Francoforte nella semifinale di andata. Insomma, lo spettacolo in questa competizione non è mancato per nulla.
COSA NON HA FUNZIONATO
Laddove l’Europa Cup ha faticato è stata la presenza mediatica, con la UEFA che – in quanto promotrice e organizzatrice della manifestazione – avrebbe potuto e dovuto fare di più. Il profilo social dedicato è nato in concomitanza con le gare degli Ottavi di Finale, quando due turni di qualificazione erano ormai giunti alla conclusione, e la finale, uniche due gare trasmesse in chiaro dai canali ufficiali, non ha ricevuto alcun supporto per quanto concerne la telecronaca.
Poca chiarezza anche per la questione diritti televisivi, con le società che, come peraltro già accaduto in passato in Champions League, si sono occupate in autonomia della trasmissione delle partite, con molti eventi che necessitavano o un abbonamento (l’ennesimo per gli appassionati) o che, seppur gratuiti, sono stati bloccati geograficamente, con necessità di pagare a parte una VPN per la visione, e quindi con gli spettatori costretti sempre ad una spesa aggiuntiva.
COSA CAMBIARE IN FUTURO
Per il futuro, la UEFA potrebbe valutare due cambiamenti nel format: il primo, del quale avevamo già parlato, la riscrittura del Secondo Turno di Qualificazione in Sedicesimi di Finale, sicuramente già più appetibile per la vendita, nonché necessaria denominazione visto che da quel momento in poi non entrano più ulteriori squadre. La seconda, per poter basare una narrazione improntata sull’hype social, portare la finale in gara secca.
Servirà poi una maggior chiarezza con i diritti televisivi, che potrebbero essere centralizzati e distribuiti dalla UEFA stessa, considerando che, per buona parte della stagione, le partite si intrecceranno giocoforza con la Champions League femminile o altre competizioni, sia femminili – come la League Cup inglese – e come gli equivalenti maschili, e piazzarli nei vari paesi per costruire un guadagno sarà comunque difficile di base.
A questo andrebbero aggiunte una serie di migliorie in ottica produzione, con la creazione di maggiori contenuti, sia tramite UEFA TV sia tramite social, da poter aumentare l’attenzione su una competizione che ha dimostrato di non avere nulla di meno rispetto ad altri tornei più blasonati. Con questo, l’Europa Cup può avere, tra 5-10 anni, lo stesso impatto per il femminile della Conference League per il maschile. Se non altro, si è visto che la base di partenza è solida.





