La FA WSL ha cercato di introdurre un nuovo format accattivante questa stagione, quello delle interviste durante la gara agli allenatori e alle allenatrici, cercando di coinvolgere anche le calciatrici. Lo riporta il Guardian attraverso la penna virtuale (se non la tastiera) di Suzanne Wrack.
FA WSL, PARERI DISCORDANTI DOPO L’ESPERIMENTO
L’esperimento è stato tentato durante London City-Arsenal, gara terminata 1-4, con il tecnico delle Lionesses Jocelyn Prêcheur interpellato nel primo tempo, mentre Renée Slegers è stata chiamata in causa nel secondo. “Sono contento che non l’abbiano fatto nel secondo tempo” ha scherzato l’allenatore francese nell’intervista pubblicata sulla testata inglese.
Per la coach nederlandese invece, l’esperienza è stata simile a quanto fatto in Svezia qualche tempo fa. “Ovviamente devo concentrarmi sulla mia squadra e l’intervallo è fondamentale per noi, quindi non è il momento ideale dal punto di vista dell’allenatore, ma vedo anche il quadro più ampio di collaborazione con le emittenti. Ogni singola cosa che può sviluppare interesse nel calcio femminile è positiva“.
IL REGOLAMENTO DELLA FA WSL
Il format delle interviste, scrive Wrack, si inserisce nei nuovi spazi inclusi nel nuovo contratto di accordo tra la FA WSL e le emittenti (SkySports e BBC in questo caso). Ogni coach è tenuto a rilasciare interviste – durante la partita e durante l’intervallo – solo una volta a stagione per ogni emittente, e le richieste sono gestite partita per partita e club per club, e non sarà utilizzata sempre, ma quando ritenuta appropriata.
COME L’HANNO PRESA I TIFOSI?
“La risposta alle interviste di metà partita della FA WSL è stato un enfatico no da parte dei fan. , e variazioni, sono state le risposte dominanti all’idea sui social media” riporta il Guardian. Nel frattempo, alcuni manager hanno invece espresso un parere positivo.
Suzanne Wrack segnala comunque che, se l’iniziativa può portare nuovi spettatori interessati, dall’altro lato il rischio è quello di alienare la fanbase solida del campionato, ottenendo quindi l’effetto inverso. Se si perde una parte di tifosi che segue a prescindere il campionato per puntare a qualcuno di più “casuale”, non si sta facendo il bene di un movimento sportivo.





