Italia-Belgio 1-2: l’analisi tattica di SCF

La partita dell’Italia nell’esordio di Arnold Clark Cup è stata letteralmente divisa dall’intervallo sotto l’aspetto tattico e dell’atteggiamento. Vediamo nel dettaglio le due frazioni di Italia-Belgio.

PRIMO TEMPO

Nella prima frazione le azzurre hanno subìto il pressing delle furie rosse, che le hanno costrette spesso a ricorrere a lanci lunghi per uscire dalla propria area con il risultato che questi palloni finivano persi in molti casi. Il 4-1-4-1 del Belgio si è dunque dimostrato efficace e la pressione alta effettuata con le due mezzali (Detruyer e Biesman) ha permesso al Belgio di dominare il primo tempo. Nelle poche azioni in cui l’Italia riusciva a costruire, le nostre avversarie hanno condotto una fase difensiva ordinata con le due linee che sono sempre rimaste alte e compatte e chiuso gli spazi alle azzurre. Fondamentale il lavoro in arretramento svolto da Detruyer nel costituire una linea di centrocampo a 4 nelle azioni avversarie. L’Italia non è mai riuscita a rendersi pericolosa nei primi 45 e si è spesso impuntata a cercare i propri esterni anche quando questi si ritrovavano con poche giocate disponibili. Al contrario le belga sfruttavano molto meglio la zona centrale del campo, ed il goal del vantaggio è frutto proprio di un 1-2 tra la mezzala e la punta, con quest’ultima che ha mandato in porta la compagna con una sponda al limite dei 16 metri.

SECONDO TEMPO ITALIA-BELGIO

Nella seconda frazione, pur scendendo in campo con le stesse interpreti la nostra nazionale ha mostrato un atteggiamento diverso, il baricentro è stato avanzato affidando a Caruso compiti da vertice alto piuttosto, con Greggi e Rosucci più arretrate nella linea di centrocampo. Questa modifica ha portato le nostre ragazze a pressare le avversarie sul primo controllo, togliendole l’iniziativa e mettendole in difficoltà. Non è un caso che nel secondo tempo la quantità di palloni recuperati a centrocampo sia cresciuta a dismisura. In fase di possesso, Giada Greggi avanzava fino a raggiungere Caruso e Rosucci da regista puro, scendendo ad impostare anche fra le due centrali e permettendo ai terzini (Boattin ed Orsi) di salire di più. Lo sfruttamento delle zone centrali è stato fondamentale per creare numerose occasioni da goal italiane. Con l’ingresso in campo di Bonansea e Giacinti, poi, si è riusciti a sfruttare a pieno l’ampiezza con le calciatrici che sono state in grado di disporsi perfettamente in campo senza assembrarsi in gruppo nella stessa zona (cosa che nel primo tempo è risultata decisiva). Il goal del Pareggio nasce da una doppia sponda su rimessa laterale. Giugliano (subentrata nello stesso ruolo di Caruso), con un colpo di testa, è riuscita a servire Piemonte in area, che ritrovandosi spalle alla porta ha restitutito il pallone alla numero 10 della Roma, la quale ha concluso in porta con un esterno destro magnifico. Nel finale di gara l’Italia ha continuato a creare occasioni sia per vie centrali che laterali, ma un pallone perso a centrocampo da Boattin è risultato fatale per le sorti del match. Un lancio lungo di Delacauw ha liberato Wullaert , che è stata bravissima ad inserirsi fra Salvai e Linari e concludere a rete.

Jacopo Ciccone
Jacopo Ciccone
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