La Lazio Women costretta dal TAS a risarcire Maja Göthberg

Il TAS – il Tribunale Arbitrale dello Sport – ha costretto la Lazio Women a risarcire Maja Göthberg, sua giocatrice nella stagione di Serie B 2023-24, terminata con il ritorno in massima serie. È quanto emerso nell’ultimo comunicato di FIFPro, il sindacato dei calciatori professionisti e delle calciatrici professioniste, nella cui indagine ha evidenziato come il club biancoceleste non abbia inteso proseguire i contatti per il rinnovo del contratto una volta venuto a conoscenza della sua gravidanza. La società laziale, dal canto suo, racconta una versione differente.

Lazio Women vs Maja Göthberg: cos’è successo

La Corte Arbitrale dello Sport ha dato ragione a Maja Göthberg, difenditrice svedese classe 1997, che ha presentato un’accusa contro la Lazio Women di non averle rinnovato il contratto dopo aver saputo della sua maternità. Si tratta del primo caso nel quale il CAS rileva che un club abbia illegalmente terminato un contratto di impiego per la gravidanza di una calciatrice, e ha così obbligato la società a risarcirla con un compenso salariale e per i danni morali.

Questo caso dimostra come le Regole per la Maternità della FIFA non sono solo parole, ma che provvedono ad una reale protezione per le calciatrici” ha asserito Alexandra Gomez Bruinewoud, la Direttrice Legale del Sindacato. “Ciò dimostra anche che i club non possono scappare via da una relazione di impiego (employment relationship) anche se non formalizzata interamente, una volta saputo della gravidanza“.

Maja Göthberg ha dichiarato: “Questo caso non è mai stato solo sul calcio, ma sull’essere trattata con rispetto e giustamente in un momento molto importante della mia vita. La decisione manda un messaggio: la gravidanza non deve mai essere trattata come un problema o una ragione per negare le opportunità di lavoro a una giocatrice“.

Il caso nello specifico

Il caso, nello specifico, nasce dall’estate 2024, dopo che la Lazio Women aveva conquistato la promozione in Serie A vincendo 2-0 a Ravenna a maggio. Le due parti si stavano accordando per un contratto, e seppur non ci fosse stata alcuna firma, entrambe erano concordi sui punti chiave dell’accordo. Prima di renderlo formale, Göthberg ha scoperto di essere incinta, e seppur non fosse legalmente obbligata ad annunciarlo, ha voluto comunque annunciarlo al club con onestà e trasparenza.

Ed è stato proprio in quel momento che la relazione si è interrotta. La Lazio ha dichiarato che non vi era nessun contratto e che la giocatrice non voleva più continuare. Per la giocatrice, questo ritiro dalle trattative è dovuto al fatto che fosse incinta. In più, Göthberg ha dichiarato che l’informazione era stata condivisa al resto della squadra senza il suo consenso, e molte compagne di squadra l’avevano contattata per sapere se la notizia fosse vera.

Portata davanti alla Camera della FIFA per la Risoluzione delle Dispute, la giocatrice aveva in un primo momento perso la causa, ed è stata poi portata alla CAS per una decisione finale. Questo caso ha inoltre segnato l’importanza dell’evidenza documentale, poiché in assenza di contratto sono stati proprio i messaggi WhatsApp delle parti in causa a dimostrare l’esistenza di una employment relationship e della conoscenza della gravidanza da parte del club, che aveva invece negato in un primo momento.

La risposta della Lazio Women

Il club ha presentato un comunicato stampa per difendersi dalle accuse, specificando che: “Il Collegio Arbitrale ha infatti riconosciuto la natura eccezionale del caso, caratterizzato da una serie di circostanze oggettive che lo distinguono dalle ordinarie controversie in materia contrattuale. Tra queste, il fatto che la calciatrice abbia comunicato la propria gravidanza prima dell’inizio della stagione sportiva, prima dell’arrivo presso il Club e prima della sottoscrizione formale del contratto“. La calciatrice, però, è stata tra le protagoniste della promozione e si era trasferita nell’estate 2023, dal KuPS Kuopio.

Proprio in considerazione delle peculiarità della vicenda, il TAS non ha applicato le ulteriori sanzioni previste dal Regolamento FIFA per i casi di risoluzione del rapporto legati alla maternità, riconoscendo l’assenza di mala fede da parte della S.S. Lazio Women 2015 A.R.L. e rilevando come il Club abbia operato sulla base di una valutazione giuridica poi ritenuta non corretta dal Collegio Arbitrale” continua il club.

La decisione evidenzia inoltre come il rapporto tra le parti sia stato gestito esclusivamente attraverso l’intermediazione dell’agente della calciatrice. È significativo rilevare che la S.S. Lazio Women 2015 A.R.L. non abbia mai ricevuto una comunicazione diretta da parte della calciatrice, né una richiesta di chiarimento circa la prosecuzione del rapporto, né la restituzione del contratto firmato dopo la trasmissione della documentazione predisposta dal Club“.

Gli stessi arbitri hanno sottolineato che tra la Società e la calciatrice non vi è mai stato un contatto diretto e che quest’ultima avrebbe potuto verificare personalmente la disponibilità del Club a proseguire il rapporto prima di avviare il contenzioso. In tale contesto, la ricostruzione dei fatti contenuta nel lodo conferma come le criticità che hanno portato alla controversia siano maturate all’interno di una gestione negoziale particolarmente complessa e caratterizzata da interlocuzioni affidate esclusivamente a soggetti terzi. Una circostanza che ha inevitabilmente contribuito a generare incomprensioni e valutazioni divergenti tra le parti“.

La società ribadisce “il proprio impegno a favore della tutela delle atlete e dei principi di inclusione, rispetto e pari opportunità che caratterizzano il calcio femminile moderno. La Società continuerà a garantire il massimo livello di attenzione nei confronti delle proprie tesserate e ad adeguare costantemente le proprie procedure interne alle evoluzioni normative e regolamentari nazionali e internazionali“. Parti del comunicato non sembrano trovare riscontro con l’indagine comunicata dalla FIFPro.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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