Il Montpellier è intenzionato a vendere la squadra femminile

OneFootball e L’Équipe hanno segnalato l’intenzione del Montpellier, nella persona del Presidente Laurent Nicollin, di vendere la sezione femminile ad un fondo anglosassone. Una mossa che sicuramente darà la certezza di un futuro più stabile al club, ma dall’altro apre alla consueta riflessione sulla salute economica del movimento.

I MOTIVI DELLA VENDITA “SONO ECONOMICI” SPIEGA IL PRESIDENTE DEL MONTPELLIER

Laurent Nicollin ha spiegato le motivazioni della scelta. “Non è stata una scelta felice. Si glorifica il calcio femminile, ma non ci sono fondi, non ci sono ricavi pubblicitari. Così non si cresce” lamenta il presidente del Montpellier. Nicollin lamenta anche la poca presenza degli spettatori, probabilmente – a nostro parere – influenzata dal fatto che da una decina d’anni sono soltanto due le squadre che si contendono i principali trofei.

Solo ora, infatti, il Paris FC si sta imponendo sulla scena nazionale. La sezione femminile arancioblù, nel frattempo, a fronte di una spesa di tre milioni, non riesce nemmeno a coprire le spese. E una riduzione eventuale del budget (le fonti parlano di 1,8 milioni di euro) non sembra interessare la società, che non vuole ridurre la propria competitività.

LA RIFLESSIONE ISPIRATA DAL CASO MONTPELLIER

Il calcio sta vivendo una fase di transizione, nella quale molti club hanno lamentato difficoltà economiche, a volte con debiti milionari davvero pesanti, dovuti sia alla crisi sia ad una gestione non sempre ottimale delle risorse, che da un lato fanno parte del gioco degli investimenti, ma dall’altro evidenziano anche una sorta di superficialità di visione. Nella sua interpretazione al femminile, questo sport sta tutt’ora facendo fatica a generare introiti, se non rare eccezioni, e anche la scarsa competitività di alcuni campionati (o comunque, ridotta ad un ristretto numero di squadre) fatica spesso ad ispirare gli investitori.

Il rovescio della medaglia

Dall’altro lato però, questo andirivieni nel calcio femminile, con club che investono grosse cifre sin da subito sperando di vedere un ritorno immediato a livello economico e di immagine, e sezioni smantellate o direttamente chiuse non appena il bilancio economico sale nell’indice di passività, non aiutano a rendere sostenibile il movimento.

Apprezzato certamente il cospicuo impiego di risorse, ma dall’altro lato occorrerebbe una sinergia di visione tra i club e le federazioni, in modo da riuscire a trovare un sistema remunerativo per tutte le componenti. Il caso del Montpellier, con la cessione del club ad un altro fondo di investimenti, spalanca comunque le porte ad un futuro migliore per il club. Quante società avrebbero potuto permettersi di intraprendere questa strada?

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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