Ravenna Women, lettera aperta delle ex calciatrici

Il Ravenna Women è attualmente ultimo nel Girone B di Serie C Femminile, ormai destinato alla retrocessa in Eccellenza al termine di una stagione molto difficile. Alcune ex calciatrici, coloro che hanno dato tutto e anche qualcosa in più nel campionato nazionale di Serie B 2023-24, hanno diverse rimostranze da fare alla società, accusata (tramite una lettera che ha riportato Assist – Associazione Nazionale Atlete nata nel 1999) di non aver pagato loro gli stipendi, oltre a segnalare l’assenza di tutele nei loro confronti.

UN PASSO INDIETRO: IL 2023-24 DEL RAVENNA WOMEN

La stagione di Serie B 2023-24 è stata molto difficile per il Ravenna Women, passato dal nono posto della stagione precedente all’ultimo posto senza quasi mai essere nel vivo della lotta per la salvezza. Basti pensare che l’unica vittoria della stagione romagnola è arrivata all’ultima giornata, quando ha battuto il Tavagnacco (retrocesso a sua volta) per 3-1, unica squadra contro la quale le giallorosse hanno mantenuto l’imbattibilità.

RAVENNA WOMEN, LA LETTERA DELLE EX CALCIATRICI

A mettere la faccia e ad alzare la voce sono state Alice Pignagnoli, Eleonora Petralia, Gemma Puntoni, Flavia Fancellu, Matilde De Matteis, Sara Ventura, Vittoria Gallina, Flavia Catalano, Angela Mele, Alice Costantini, Alice Greppi, Giannina Lattanzio, Martina Tugnoli, Tatiana Georgiu, Carminia Botta, Nicole Croin, Camilla Tengattini e Francesca Papaleo.

L’incipit

Speravamo di non dover mai arrivare a scrivere questa lettera. Abbiamo creduto per mesi alle rassicurazioni della società, ci siamo illuse che con il nostro duro lavoro e la nostra professionalità avremmo “meritato” quello che dovrebbe essere garantito per gli atleti di qualsiasi livello: il rispetto delle condizioni contrattuali, uno staff medico adeguato, la tutela della nostra dignità di donne e calciatrici“.

Tutele e diritti, l’analisi

E invece, ancora una volta, sotto la serie A delle tutele sbandierate e dei diritti conquistati, siamo a raccontarvi una storia di lacrime e vergogna, di stipendi che non arrivano mai, dell’umiliazione di dover chiedere i soldi ai propri genitori per fare la spesa, nonostante noi un lavoro ce l’avessimo, delle nostre cose personali ostaggio degli appartamenti mai pagati…”

“[…] del dolore fisico nel giocare infortunate senza poter contare nemmeno su di un fisioterapista, di campi omologati ma completamente inappropriati, di trasferte con un panino in piedi in autostrada e 700 km in giornata, di formazioni fatte dai dirigenti e molto altro, che nulla ha a che vedere con la passione che abbiamo nel cuore fin da bambine e che ci ha portato fino a qui“.

Cos’ha fatto il Ravenna Women?

Nonostante questo, abbiamo onorato il campionato e gli impegni presi fino all’ultimo giorno,nella speranza che almeno una giustizia sportiva, sopra di noi, ci fosse. E invece oggi, a quasi due anni dall’inizio di quella infausta stagione, le uniche a pagare siamo state noi”.

Il Ravenna Women si è iscritto al campionato Nazionale di serie C, auto-certificando di averci pagato, e ha continuato la sua stagione come nulla fosse, facendosi beffa delle nostre vertenze, seguite a titolo gratuito dall’Assocalciatori, e dei nostri sacrifici, senza penalizzazioni né multe, disponendo della gestione di impianti sportivi comunali, raccogliendo sponsor e quote del settore giovanile e continuando a non pagare le giocatrici anche nella stagione in corso“.

Il destino delle calciatrici

Al contrario, molte di noi hanno avuto difficoltà a trovare squadra, alcune a causa dell’infausto campionato, altre per i problemi fisici mai risolti, alcune hanno scelto di non provare neanche, dopo aver perso totalmente fiducia nello sport che tanto amavano. Riceveremo un piccola parte di quanto previsto dai nostri contratti di lavoro sportivo rivolgendoci al Fondo di Solidarietà istituito dall’AIC, ma nessuno ci restituirà la nostra dignità di donne e atlete“.

La riflessione finale

Qualcuno dirà che è solo un gioco, ma per noi è vita: è il motivo per cui viviamo lontano migliaia di km dalle nostre famiglie, facciamo sacrifici da quando siamo bambine, per cui lottiamo ogni giorno su quel prato verde, solo per amore di quella palla, solo per dimostrare a un paese intero che anche se non ci tutela perchè siamo nate femmine, la nostra professionalità e la nostra passione non vedono ostacoli“.

Vogliamo, però, che oggi si prenda posizione in maniera ferma di fronte a questi casi che continuano a essere ancora dannatamente frequenti nel nostro calcio, vogliamo che vengano applicate le regole, che esistono e che tuttavia vengono ignorate anche a fronte di formali richieste, perchè se oggi una bambina può sognare di “ fare la calciatrice”, nessuna debba poi trovarsi a contare le monetine per fare la spesa a fronte a dirigenti senza scrupoli che continuano impunemente ed ai quali è consentito fare le loro attività, approfittando della nostra smisurata passione“.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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