In Repubblica Ceca le giocatrici sono in rivolta contro Petr Vlachovský. L’ex allenatore dello Slovácko, arrestato dalla Polizia a fine 2023 per essere sospettato di aver filmato le proprie giocatrici nello spogliatoio – reato per il quale è stato successivamente condannato – ha ricevuto una pena che da loro è stata considerata ingiusta e non appropriata al reato commesso.
REPUBBLICA CECA, IL CASO VLACHOVSKÝ
Petr Vlachovský ha guidato in passato la Nazionale U19 Femminile della Repubblica Ceca, ed era stato anche votato miglior coach dell’anno in campionato. Il tecnico era stato arrestato nel settembre del 2023 dopo che le forze dell’ordine ceche avevano scoperto che il materiale era stato pubblicato online, ma le giocatrici hanno saputo della notizia soltanto dopo l’arresto, scoprendo che ben 14 di loro erano state filmate, e la più giovane aveva diciassette anni all’epoca. Vlachovský era inoltre in possesso di materiale relativo ad abusi sessuali su minori.
A maggio 2025, senza udienza pubblica, è stato condannato con una pena sospesa e un ban di 5 anni dall’allenare club nella propria patria, il che non gli impedisce di esercitare la professione all’estero. Kristýna Janků, alla testata Seznam Zpravy, parole riportate anche nel comunicato FIFPro, ha dichiarato che: “Alcune mie compagne di squadra iniziavano ad aver paura che qualcuno le guardasse, anche attraverso le finestre. Avevano problemi a dormire, altre vomitavano“.
Alena Pěčková ha aggiunto: “Ovunque andassi, nella mia testa si accendeva una spia d’allarme e continuavo a controllare se ci fosse una telecamera da qualche parte. Ho anche iniziato ad avere problemi con il modo in cui vedevo il mio corpo. Mi sentivo semplicemente disgustata, in un certo senso“. Per le calciatrici, non c’è stata alcuna udienza, e non hanno nemmeno potuto presentare ricorso contro quella che appare, ai loro occhi e non solo, come una sentenza molto lieve rispetto ai capi d’accusa.
LA REAZIONE DI FIFPRO E CALCIATRICI
Janků ha commentato dicendo: “È una presa in giro, la pensiamo tutte allo stesso modo. Però eravamo state avvertite dall’investigatore che non avremmo dovuto aspettarci molto, poiché per le leggi ceche la pedopornografia o l’abuso sessuale non sono classificati come reati gravi“. Il Sindacato delle calciatrici della Repubblica Ceca sostiene le vittime dei reati, e sta sollecitando la Federazione ad imporre una squalifica a vita per casi come questo. Il sindacato sta inoltre cercando, assieme a FIFPro, vie legali per una possibile interdizione a vita globale.
Markéta Vochoska Haindlová, intervistata da FIFPro, ha dichiarato che: “Abbiamo messo a disposizione una rappresentanza legale per tutelare le vittime, e offerto alle giocatrici la possibilità di utilizzare il nostro programma di supporto psicologico. Abbiamo reso pubblico il caso dopo un’attenta valutazione, e anche l’attenzione dei media ha creato ulteriore pressione sulle ragazze, si tratta di un passo importante per aumentare la consapevolezza sul problema più ampio degli abusi nello sport“.
Sulla sentenza in sé, Haindlová ha dichiarato: “Corrisponde all’imputazione raccomandata dal Pubblico Ministero. Il tribunale si è limitato a confermare. Una condanna a un anno con la pena sospesa, e tre anni di condizionale non manda il segnale giusto. Anche il divieto di allenare per cinque anni – valido solo in Repubblica Ceca – è insufficiente. Qui deve esserci una politica di tolleranza zero, per inviare un messaggio chiaro che comportamenti del genere non saranno mai tollerati e verranno eliminati rapidamente“.
Dunque, quali prossime mosse? “Per modificare il codice penale serve un cambiamento legislativo e occorrono anni perché venga recepito nella giurisprudenza. Al contrario, una modifica al codice disciplinare della Federcalcio ceca può essere introdotta rapidamente e, se applicata in tempi adeguati, può inviare il segnale corretto sia alle vittime sia alla comunità in generale, cioè che comportamenti di questo tipo porteranno a una punizione definitiva e all’esclusione permanente“.
IL COMMENTO
La notizia arriva poco la condanna delle calciatrici dell’Altach, anche loro spiate nello spogliatoio da telecamere nascoste. Il condannato, un arbitro, ha ricevuto sette mesi di reclusione con pena sospesa, ha dovuto pagare una multa di 1200€, e versare 625€ a ognuna delle 30 giocatrici vittime dell’abuso. Un’altra pena poco commisurata alla gravità del fatto secondo le coinvolte. Il problema che emerge è strutturale, e le pene comminate dal codice penale dipendono strettamente dalle singole giurisdizioni dei Paesi.
Come ha sottolineato anche la rappresentante del Sindacato delle Calciatrici della Repubblica Ceca, una modifica del codice penale sarebbe necessaria, ma richiede tempi lunghi e procedure complesse. Per questo è urgente intervenire almeno sul piano della giustizia sportiva. Allo stesso tempo, casi simili non riguardano solo il calcio, per cui non vanno trattati come episodi confinati a un settore, ma come il primo passo verso un cambiamento più ampio, che coinvolga anche altri contesti.
Il fatto che la vicenda sia diventata mediatica è un segnale importante per provare a smuovere qualcosa, ma non bastano interventi locali. Serve un piano d’azione globale per contrastare fenomeni che negli ultimi anni stanno emergendo con maggiore chiarezza, anche grazie a una crescente consapevolezza sugli abusi sessuali e sulle molestie in generale..





