Si scrive Ruesha Littlejohn, si legge “voglio essere libera”

Ruesha Littlejohn è una di quelle calciatrici che ha sempre rivendicato il diritto ad essere se stessa, indipendentemente da quello che comporta tale scelta. Infatti non ha mai disegnato qualche sgarro al regime dell’atleta, registra regolarmente vlog, e ha aperto anche un podcast con l’ex compagna di squadra Lucy Quinn. Nell’attuale stagione ha giocato con le London City Lionesses, con le quali ha terminato il contratto che la legava al club. Il perché di questa scelta lo ha spiegato con estrema onestà lei stessa.

RUESHA LITTLEJOHN: “NON CAMBIERÒ MAI PER NESSUNO”

In un video caricato sul proprio canale YouTube, Ruesha Littlejohn – in una sorta di “seduta” con la sorella gemella, nota come SheBahn, a sua volta giornalista e content creator nel calcio femminile – ha spiegato il motivo della separazione con il suo club.

Il preambolo

Eccomi qui senza impiego di nuovo, dovresti pagarmi per essere la tua tata” si rivolge con la solita ironia alla sorella, “Sono molto brava nei lavori domestici“. Poi inizia a raccontare gli eventi dell’ultimo mese: “Mi è stato detto che avrei avuto un incontro (con la dirigenza, ndr) che poi è stato cancellato, e l’ho quindi avuto qualche giorno dopo. Sono andata, assieme ad una compagna, dal Direttore Generale – perché qualche voce comunque mi era arrivata su cosa mi avrebbero detto, quindi in parte ero già preparata – che mi ha detto che stavano ponendo fine al mio contratto, perché dovevano migliorare la qualità della rosa, e questo è stato tutto“.

Qualche retroscena

La giocatrice ha poi raccontato che vi erano state alcune lamentele su di lei nel corso della stagione, ad esempio quando l’Irlanda (la sua nazionale) ha giocato contro il Galles lo spareggio per andare all’Europeo. La società si era lamentata in quanto giocare con la nazionale significava dover studiare un piano per permetterle di recuperare al meglio. Ruesha Littlejohn infatti, ha alcuni problemi con il tendine di Achille, che non le permettono di potersi esprimere al massimo del suo potenziale.

Mi dicevano che non ero disponibile per giocare, ma nel frattempo mi convocavano, e io ero lì seduta in panchina durante la partita. Cosa significava che non ero disponibile? Io ero lì, mi convocavano loro” racconta, segnalando una certa incoerenza nelle Lionesses. Perché se da un lato la nuova società è molto attenta alla salute psicofisica della donna, dall’altro lato non sembra molto propensa ad ascoltare attentamente le esigenze di ogni atleta, quantomeno da quello che emerge dal racconto della calciatrice.

“Noi siamo individualità”

Noi siamo individualità e meritiamo di essere trattate come tali. Gli uomini in questo senso sono molto avanti, pur vero che hanno corpi diversi dai nostri e possono affrontare meglio i carichi di lavoro. Io devo essere gestita perché se gioco benissimo una partita, due settimane dopo sono di nuovo al punto di partenza. Per me è frustrante. Abbiamo rinnovato lo staff, ho avuto persone che mi chiedevano di fare lavori diversi sostenendo che fosse il meglio per me. Ma io dicevo di no, anche perché ho 34 anni, conosco il mio corpo e so cosa è meglio per me, ma non mi hanno ascoltata“.

Altri retroscena dall’inizio della stagione

Comunque ad inizio stagione la nuova società era già stata messa in guardia su cosa faccio al di fuori del calcio. Sono attiva sui social media, ho un podcast, e ciò non piace a chi comanda nel club. Sapevo già che sarebbe stato un problema, era già successo, c’è già molto controllo su quello che le giocatrici fanno oggi“.

Io non cambierò mai per nessuno, non cambierò il mio credo e i miei valori. Continuerò a parlare di problematiche legate al mio corpo (una puntata del suo podcast nella passata stagione fu dedicato al ciclo, ndr), o se berrò un bicchiere di vino, o se dirò una barzelletta. Io sono così, e probabilmente è il mio più grosso ostacolo, ma sarò sempre me stessa. Non sarò mai un robot“.

RUESHA LITTLEJOHN: IL PREZZO DELLA LIBERTÀ

Non è la prima volta che Ruesha Littlejohn difende a spada tratta la sua personalità, ed è sempre consapevole che questo può provocare qualche attrito. Ciononostante, continua e continuerà a difendere la sua indipendenza. In passato, aveva criticato – senza essere aspra – alcune compagne di squadra, soprattutto quelle più giovani, che nella foto di rito dopo una vittoria si erano limitate a scrivere “+3 punti, avanti così!“, chiedendo più personalità da parte loro nelle dichiarazioni. Anche in quel caso, aveva rievocato l’immagine dei robot.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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