Se Acabó: le 15 giocatrici che cambiarono il calcio femminile spagnolo

Con l’uscita del docu-film Netflix “Se Acabó – Diario de las Campeonas” si uniscono tutti i puntini per chiarire le principali vicende del calcio femminile spagnolo, da Quereda a Vilda, passando per “las 15” al “bacio” di Rubiales ad Hermoso e la particolare conferenza stampa che ne seguì. SCF così ne approfitta per riavvolgere il nastro e spiegare definitivamente la vicenda.

SE ACABÓ: COME SI È ARRIVATI A “LAS 15”

Il docu-film Se Acabó fa luce sulle motivazioni che hanno spinto ben 15 giocatrici della nazionale spagnola a rifiutare le convocazioni. Si riparte dalle dimissioni del CT Ignacio Quereda, richieste dal gruppo squadra – tra cui Verónica Boquete – che svela, assieme ad altre compagne, anche dei retroscena piuttosto esplicativi: “Faceva commenti omofobi, sessisti, ci dava pizzicotti sulle guance e ci trattava come fossimo le sue bambine […] e prima della partita, nella riunione tecnica, sulla lavagna disegnava 12 giocatrici invece di 11, e non è un fatto capitato solo una o due volte“.

Da Quereda a Vilda

Così dopo Quereda, il designato successore è stato Jorge Vilda, ma la vicenda non ha portato a quel cambio che volevano le giocatrici, come racconta un dettaglio che è la chiave delle vicende che hanno portato al “Se Acabó“. La giornalista Andrea Peláez infatti, aggiunge che “Vilda è diventato CT grazie ai contatti, e non per curriculum“, e rispetto ai predecessori non poteva nemmeno essere esonerato, poiché “solitamente chi esonera l’allenatore è il Direttore Sportivo, che in questo caso era Vilda stesso, quindi l’unico a poter rescindere il suo contratto era il presidente Luis Rubiales“.

Jorge Vilda CT

Ma com’era Jorge Vilda come Commissario Tecnico? Perché da un lato, sul campo, è arrivato qualche piazzamento di rilievo, con la seconda qualificazione consecutiva ad un Mondiale, quello di Francia 2019, terminato agli Ottavi (sconfitta 2-1 con le USA poi campionesse del Mondo). Discorso simile per l’Europeo 2022, terminato ai Quarti contro l’Inghilterra, sconfitta per 2-1 ai supplementari, ed era comunque un allenatore che era riuscito a crearsi il suo “gruppo di fedelissime(Peláez), tra cui Ivana Andrés, diventata poi capitana della selezione. Però era, a definizione di molte altre giocatrici era “mediocre, e consapevole di ciò voleva avere il controllo su tutto“, e ad evidenza di ciò, capitava che “di notte girasse per le camere di albergo, per lui era un momento utile per parlare in privato con le giocatrici, ma entrava anche nelle nostre camere mentre eravamo già a letto“.

La frase chiave

Il gruppo squadra della Spagna aveva sostanzialmente tre leaders, ovvero Alexia Putellas, Jennifer Hermoso ed Irene Paredes, che facevano da tramite tra il CT e le altre calciatrici. L’attrito principale, lo spiega perfettamente Putellas, era la diversa visione sul ruolo della capitana. Le parole della due volte vincitrice del Pallone d’Oro sono la chiave per leggere le successive vicende.

Per noi, essere capitana non significava fare tutto ciò che diceva l’allenatore, anche se era contro le necessità della squadra. E quello che il CT si aspettava da una capitana era l’opposto. Io non voglio essere capitana a queste condizioni

(Alexia Putellas)

SE ACABÓ: LE RICHIESTE DE “LAS 15” E LA SPACCATURA NELLO SPOGLIATOIO

Uno dei due temi principali del docu-film “Se Acabó” riguarda le richieste delle giocatrici sia al CT Vilda sia alla Federazione. È passata l’idea che le calciatrici volessero l’esonero del Commissario Tecnico, ma come spiega bene Irene Paredes: “Non abbiamo mai chiesto un cambio di CT, perché non ci competeva; volevamo solo che le cose venissero fatte meglio“. E nelle richieste c’erano, oltre ad una maggior libertà personale, rispetto degli orari di volo (la Nazionale maschile, ad esempio, ha un volo privato), poter utilizzare la palestra del Centro Sportivo Federale – appannaggio solamente dei maschi – ed evitare lunghi viaggi in pullman, e avere così anche il tempo per riposarsi e recuperare prima di una partita. In più, si richiedeva qualche certezza in più al CT, spesso apparso senza idee nei momenti più complicati delle partite. La RFEF l’ha presa però come una sfida personale.

La spaccatura nello spogliatoio

Un altro dei punti chiave di “Se Acabó” è la conferma dell’idea che la dissidenza avesse una buona base, ma alcune giocatrici hanno avuto paura di giocarsi il futuro. Il gruppo di fatto si era spaccato, dividendosi tra le 15 dissidenti – Aitana Bonmatí, Lucía García, Patri Guijarro, Mapi León, Cláudia Pina, Ivana Andrés, Leila Ouahabi, Nerea Eizaguirre, Mariona Caldentey, Laia Aleixandri, Amaiur Sarriegi, Lola Gallardo, Ainhoa Moraza, Andrea Pereira e Sandra Paños – le loro tre sostenitrici (Putellas, Paredes, Hermoso) e il restante gruppo di giocatrici. Nella riunione tecnica di agosto 2022, l’atmosfera tesa e pesante probabilmente incide su alcune calciatrici, che non rilasciano dichiarazioni, o invece dicono “il contrario di quelle che ci eravamo dette tra di noi prima” (Bonmatí). Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni direttamente dal documentario, che evidenziano meglio questa spaccatura.

Per noi giovani era un’occasione per metterci alla prova. Non ho detto la mia opinione allora, e non credo la dirò nemmeno adesso nel documentario

(Olga Carmona)

Vorrei aver detto qualcosa

(Teresa Abelleira)

Per me era un gruppo rotto, non unito per niente

(Laia Codina)

La squadra era spaccata in due e bisognava costruirne una nuova. Non volevo perdermi il Mondiale

(Ivana Andrés)

DA “LAS 15” AL MONDIALE 2023

Rinunciare alla Nazionale non è un capriccio. Rischi una squalifica se ti convocano e non ti presenti. Una squalifica di anni

(Amanda Gutiérrez, Presidente del Sindacato Futpro)

La situazione ovviamente divenne ancora più tesa, anche a causa agli insulti sui social alle giocatrici, alle pressioni dei media conservatori e una Federazione che non intendeva venire incontro alle sue giocatrici, e anzi come riporta la giornalista Peláez: “Hanno iniziato a mettere in dubbio il loro stato psicologico“, che nel frattempo avevano paura per la propria carriera, e “dormivano male la notte“. Qualcosa è cambiato a gennaio 2023, con Alexia Putellas che ha incontrato il presidente Rubiales per provare a mediare, riuscendo a trovare un atteggiamento di disponibilità, e tutto più o meno è filato liscio sino al Mondiale.

Lì le iberiche hanno superato agilmente Costa Rica e Zambia, ma poi sono cadute 4-0 con il Giappone. “Quella partita ci ha segnato” dichiara Paredes nel documentario, e dopo la gara ha avuto una conversazione privata con il presidente via WhatsApp, che sarà poi resa pubblica; “Ci ha prese di mira” dice il difensore. Il giornalista Alejandro Requeijo aggiunge: “Rubiales è come se si fosse sentito sfidato, e quando si sente sfidato, reagisce attaccando“, non gradendo le richieste delle calciatrici. “Eppure con gli uomini aveva sempre trovato dei compromessi, gli chiedevano di tutto, persino orologi” prosegue il giornalista.

La vittoria del Mondiale e le vicende che portano al Se Acabó

Ad ogni modo, Rubiales è rimasto vicino alla squadra durante il corso della manifestazione, e si è concesso anche un discorso motivazionale prima della semifinale con la Svezia, vinta poi 2-1. Vittoria che ha preso come una sorta di rivincita personale, mentre i giornali hanno iniziato a titolare “Il Mondiale di Vilda“, come se fosse una guerra tra le parti. E quindi il bacio di Rubiales ad Hermoso durante la celebrazione dopo l’1-0 sull’Inghilterra, non può sorprendere, assieme agli altri atteggiamenti del presidente, con baci sulle guance alle varie calciatrici – alcune di esse caricate in spalla – e il gesto fin troppo maschile del “suca”, palesemente rivolto alle dissidenti.

SE ACABÓ: IL BACIO RIPRESO E LE ORE IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVE

Il bacio a Rubiales ad Hermoso è andato in mondovisione, partito dalla guancia e finito sulla bocca. A nostro parere, senza quel filmato, probabilmente oggi saremmo qui a raccontare uno sviluppo ben diverso della vicenda. Inizialmente la stessa giocatrice, pur rimanendone scossa, non ci ha dato troppo peso, e anche le sue compagne di squadra hanno faticato ad elaborare, in quanto offuscate dal successo nella Coppa del Mondo. L’evento diventa addirittura una scusa per scherzarci su, fino a quando, arrivate sull’aereo per il viaggio di ritorno, Irene Paredes riporta tutte all’ordine dicendo: “Basta scherzare, è successa una cosa grave, l’ha fatto perché è il suo capo e si sente superiore a lei“, e l’umore della squadra cambia. La stessa Hermoso dichiarerà poi, scesa dall’aereo “Non intendo rilasciare dichiarazioni, non è il momento, ora bisogna solo festeggiare“, mentre Rubiales, fermato dalla giornalista Peláez, risponde in maniera molto aggressiva, parlando espressamente di “stupidaggini“.

PERCHÉ NON SI È TRATTATO “SOLO DI UN BACIO”

Il documentario “Se Acabó” ci evidenzia ulteriormente del perché non si sia trattato solo di un bacio, ma di come sia stato un atto prepotente. La Federazione ha fatto pressione su Hermoso e sulla sua famiglia per cercare di sminuire l’accaduto, ugual discorso per Ivana Andrés, a cui la Federazione ha chiesto di parlare bene del trattamento che ha riservato loro, e Aitana Bonmatí, per spiegare alle televisioni di come “non fosse successo nulla” (dalle parole della stessa giocatrice). A questo si aggiungono le dichiarazioni inventate di Hermoso, parole che la calciatrice in questione non aveva mai pronunciato, e tentativi da parte di hacker di infiltrarsi nei dispositivi delle atlete per cercare di rubare dati personali e chat, ed eventualmente scovare qualcosa. Infine, l’indagine su Rubiales si conclude in un nulla di fatto, perché – spiega il giornalista Requeijo – “l’indagine su di lui l’hanno fatta le persone della stessa federazione presieduta da Rubiales“.

Durante la premiazione non ci eravamo rese conto di quello che succedeva, noi pensavamo solo a festeggiare il nostro primo Mondiale. Ce ne siamo rese conto poco a poco, dopo [con gli occhi lucidi]

(Irene Paredes)

Quello che è successo sembra abbia messo in secondo piano la vittoria, forse l’ha anche macchiata

(Aitana Bonmatí)

Ci hanno rovinato la vittoria del Mondiale. Dopo tanto lavoro, tanti sforzi, ce l’hanno rubato

(Ivana Andrés)

LA CONFERENZA STAMPA E IL “SE ACABÓ”

Le vacanze estive hanno visto l’assemblea straordinaria di Rubiales, ma invece del rassegnare le dimissioni, il presidente della RFEF ha cercato di ribaltare la situazione, incolpando la giocatrice di essere stata lei a baciarlo, tenendo un atteggiamento sicuramente non idoneo durante tutto il corso della conferenza stampa. Ma se le calciatrici spagnole si erano divise all’inizio per la questione de “Las 15”, questa volta hanno fatto fronte comune. Luis Rubiales è stato così costretto a dimettersi ed è stato aperto un processo contro di lui, e hanno pagato dazio molti suoi fedelissimi, come il CT Vilda, sono stati licenziati dalla Federazione. Nonostante le polemiche di settembre verso la nuova Commissaria Tecnica Montserrat Tomé – per inciso l’assistente di Vilda, con il timore, da parte del gruppo squadra, che fosse un altro segno di continuità con il passato – la situazione sembra essersi risolta. Il documentario si chiude con un’emozionata Boquete che dichiara: “Finalmente il cambio che aspettavamo da tanto è arrivato, ed è arrivato grazie al calcio“.

SE ACABÓ, MA “SE HA ACABADO” PER DAVVERO?

Abbiamo così, grazie al docu-film, fatto luce su quanto avvenuto in sede alla Federazione spagnola dal 2015 al 2024, e di quante battaglie e sofferenza abbiano dovuto affrontare le calciatrici. Però se in Spagna effettivamente “Se Acabó”, all’estero si vivono ancora situazioni molto delicate, con il CT dello Zambia Mwape accusato di obbligare a rapporti sessuali per le sue calciatrici per ottenere la convocazione, e le accuse di molestie al defunto presidente del Fulham. All’ultimo Mondiale c’erano anche le battaglie della Giamaica e del Sudafrica, e proprio l’ex CT giamaicano Busby – accusato di molestie sessuali – è tornato al suo posto, non perché innocente, ma perché, come dichiara il Comitato Etico della FIFA, “è trascorso troppo tempo dai fatti” (denunciati nel 2011), seppur la federazione lo abbia fatto passare come assoluzione. Là fuori, per ogni nazionale spagnola che vince una battaglia, ce ne sono tante altre che hanno bisogno di supporto per vedersi riconosciute i diritti più elementari.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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