Se ti serve aiuto, chiedilo

Il calcio nelle nostre vite è tra le cose più importanti, solitamente determina il nostro umore, ed è ciò che ci fa discutere e litigare. Rimane però soltanto un gioco, e nessuna sconfitta vissuta nello sport sarà mai grave quanto una batosta presa nella vita vera. E questa batosta, non sempre è qualcosa che arriva dall’esterno. A volte, qualcosa si spezza dentro di noi, e non sappiamo nemmeno la spiegazione. Semplicemente, la vita non è più quella di prima nonostante non cambi una virgola in quello che facciamo.

Pensieri intrusivi, distruttivi, il non riuscire più a ridere di cuore: sono tutti piccoli segnali che qualcosa, dentro di noi, immancabilmente ha fatto crack. Non dipende neanche dal contesto, perché si può essere circondati da affetto e amore, e totalmente incapaci di sentirlo. Dentro c’è il vuoto, spesso talmente grande da non poterlo neppure descrivere. Di conseguenza non riusciamo ad esternarlo, perché quando intorno c’è troppa luce, è difficile mostrare quel buio.

Malattie come la depressione ci rendono anche egoisti, gli sbalzi di umore ci portano sulle montagne russe, seppur con pochi alti e tanti, tantissimi bassi. Se anche sembra che non abbiamo reali problemi tangibili, abbiamo comunque un male invisibile, che ci condiziona, e non ci fa vivere al meglio. E a furia di scappare da esso, prima o poi, veniamo raggiunti. In un vicolo cieco.

Viviamo in un mondo in cui dobbiamo sempre sottostare ad uno standard secondo il quale, se non hai problemi “reali”, allora va tutto bene, “sei solo giù di morale“. Peccato che in tal caso basti qualcosa di positivo per tirarlo su. Ma quando, nonostante le cose positive, il morale non sale più, allora c’è davvero un grosso problema, un elefante nella stanza, invisibile, che non ci fa muovere con la sicurezza di prima.

Questo sentimento senza nome può manifestarsi sotto diverse forme, come attacchi d’ansia. Un panico puro che attanaglia cervello e cuore, a volte anche solo uno dei due, con magari il cervello tranquillo ma il cuore a mille, e si suda freddo. E quando finisce, la ferita interna che lascia è devastante. Sembra anche che nessuno riesca a comprenderci. Moriamo letteralmente dentro, ma non riusciamo a trovare consolazione. Questo è quello che ci fa più male, e ci spinge sempre più giù, perché ci rende incapaci di chiedere aiuto. Da un lato, è difficile essere compresi quando è così difficile spiegare questa malattia.

Ma quando tutto sembra ormai scuro, c’è sempre il modo di uscirne. Per trovarlo servono delle figure altamente qualificate, che sanno quali tasti toccare e cosa fare anche nei casi più disperati. Sembra strano all’inizio, parlare di sé con uno sconosciuto o una sconosciuta, soprattutto quando abbiamo dentro di noi qualcosa che riteniamo troppo gravoso per confessarlo a chi ci è estraneo.

Una volta però aperta la diga, l’acqua scorrerà, prima piano piano, poi sempre di più, generando una cascata emozionale che ci svuoterà da ciò che abbiamo dentro, rendendoci più leggeri e più lieti. Una diga che ci vuole un tempo indefinito per svuotarla, a volte settimane, a volte anni interi. Un passo necessario fondamentale per tornare a vivere e respirare.

Chiama aiuto, tra il 988 e psicologia

Ansia, paranoia, ipocondria, attacchi di panico, sensi di colpa, bullismo, traumi del passato, burnout lavorativi… vi possono essere tante cause alla base, o semplicemente, quando qualcosa si spezza, però farlo all’improvviso senza nulla di pregresso. Quello che però possiamo fare, è cercare di chiedere aiuto per uscirne. Serve trovare il coraggio di dire: “Hey, ho un problema“, e far leva su questo per cercare di uscire dalle sabbie mobili della vita.

La nostra redazione, oggi più che mai, sostiene le proteste per mettere fine al genocidio in Palestina

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
Articoli: 2627