Dal 2027-28, la Serie A Women vuole diventare lega autonoma. È quanto pubblicato a pagina 39 del report del massimo campionato pubblicato dalla FIGC, e in tale aspetto è molto importante lo step preso in data 12 giugno. Come riportato dalla Federazione in un comunicato stampa, la massima divisione italiana “è tra i 14 campionati professionistici femminili che da oggi entrano a far parte di European Leagues, l’associazione delle leghe di calcio professionistiche europee“. Step fondamentale poiché “per la prima volta le leghe femminili entreranno a far parte delle strutture di governance e decisionali dell’associazione” e “possono interagire collettivamente con gli organi di governo, le parti interessate e le istituzioni politiche“.
LA SERIE A WOMEN TRA I CAMPIONATI PROFESSIONISTICI
Come scrive la FIGC, sono queste le leghe ammesse all’interno di European Leagues:
Membri (organizzazioni indipendenti o autonome responsabili dell’organizzazione e della gestione delle competizioni professionistiche di alto livello nei campionati nazionali femminili).
Pro League (Lotto Super League) – Belgio
Ligaforbundet – Danimarca
WSL Football – Inghilterra
Íslenskur Toppfótbolti – Islanda
Northern Ireland Football League Women’s Premiership – Irlanda del Nord
Scottish Women’s Premier League – Scozia
Liga F – Spagna
Elitfotboll Dam – Svezia
Membri associati (competizioni organizzate e gestite direttamente da un’associazione/federazione nazionale)
Ligue Féminine de Football Professionnel – Francia
Frauen-Bundesliga – Germania
League of Ireland Women’s Premier Division – Irlanda
SERIE A WOMEN – Italia
Vrouwen Eredivisie – Paesi Bassi
Adran Premier – Galles
COSA SIGNIFICA QUESTO PASSO IN AVANTI?
Concretamente, la Serie A Women si inserisce in un contesto nel quale può lavorare in sinergia con altri campionati europei per riuscire a trovare il suo modello virtuoso e sostenibile. Ad oggi, non sono ancora chiare le modalità con cui intenderà stabilirsi come divisione autonoma all’interno del panorama italiano. La speranza è che possano venire coinvolte, oltre alla massima serie e alle competizioni che organizza la Divisione Serie A Femminile Professionistica, anche la Serie B e il campionato di Primavera 2.
A nostro parere, dovrebbe anche esserci spazio per una terza serie, sia essa la Serie C o un campionato intermedio come una A2, in modo da poter far crescere gradualmente i costi, oggi bilanciati nel salto dalla Terza alla Seconda Divisione, mentre il salto in Prima potrebbe risultare, per alcuni club, molto oneroso da coprire in poco tempo. Da capire se si può eventualmente pensare di ricalcare anche un modello di licenze come avviene già per la Première Ligue francese, in modo da avere anche la certezza di determinate garanzie da parte delle società.





