Oh Svezia, quando smetterai di farci soffrire così?

La Svezia esce ai rigori, per l’ennesima volta sul più bello proprio quando sembrava fosse riuscita a mettere insieme tutto per provare a conquistare un titolo importante. E così, la bacheca consiste in un Europeo, quello del 1984, e due Champions League conquistate dall’Umeå, oltre ad una argenteria da far invidia alle nonne italiane, e del bronzo con il quale costruire nuove campane per le chiese.

SVEZIA, È SEMPRE LA STESSA STORIA

Citare Emma Nolde può aiutare ad alleviare, ma il senso della canzone è più allegro. In questo caso, la formazione svedese riesce a sprecare l’occasione più ghiotta di sempre, passando dal 2-0 immediato al possibile 3-0, al 2-2 in due minuti, ed infine a mancare il match point dal dischetto. Falk si improvvisa Ulla-Karin Rönnlund (ex portiere che segnò al Bardolino nel 2009, gara vinta 4-0 dalle svedesi, ndr), ma nel riscontro spedisce una conclusione sopra la traversa che le cancella tutte le ottime parate precedenti. Poi Holmberg, troppo giovane per la pressione, fa lo stesso, e le blågult tornano nuovamente a casa. Nessuna attaccante ha saputo prendersi la responsabilità del penalty decisivo, e questo rimarrà l’interrogativo più grande.

COSA PUÒ ACCADERE IN FUTURO?

I peggiori rigori da Tokyo 2021 premiano così le inglesi, mentre la Svezia rimane ancorata ai soliti problemi. Il futuro, vista la generazione che scalpita (quella di Holmberg, e non sarà un errore a cancellarne l’indubbio talento), sembra promettente, ma agli europei di categoria, negli ultimi anni, hanno riscontrato diverse difficoltà, culminate con l’ultimo posto allo scorso anno (U17) e il netto 5-0 incassato con la Polonia nell’Europeo U19. Le blågult rischiano di passare alla storia quale la squadra che, tra le più forti, ha vinto nettamente meno rispetto a quanto avrebbe potuto e dovuto. Questa la più grande sofferenza che ci infligge la nazionale scandinava nel calcio femminile.

Sebastiano Moretta
Sebastiano Moretta
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