È stata certamente una domenica memorabile per la Svizzera, aperta dalla conquista della Maglia Rosa di Marlen Reusser nella cronometro di Bergamo che ha aperto il Giro d’Italia numero 36, e chiusa con il 2-0 della Nazionale di Pia Sundhage. Due risultati che certificano comunque lo sviluppo e la crescita dello sport svizzero a 360°, se si considerano anche i passi in avanti fatti tra Europei e Mondiali maschili.
PARLIAMO DI MARLEN REUSSER
Ma concediamoci un excursus su una “passistona mega passistona” (ci perdoni signor Pietre per il furto di terminologia) che tanto sta facendo bene negli ultimi anni. Classe 1991, conta in un palmarès ricchissimo due tappe al Tour, una al Giro, una Gent-Wevelgem, un podio alla Liegi, tre titoli europei a cronometro, tre doppiette ai campionati nazionali (crono e linea, più un altro contro il tempo) e che arriva dalla vittoria della Vuelta a Burgos e, soprattutto, del Giro di Svizzera, ed è così una delle candidate alla conquista della Maglia Rosa.
Marlen Reusser è capace anche di esulare dalla personalità ciclistica, con un bagaglio culturale fatto di studio del violino, arte, nuoto, corsa, un lavoro come assistente nel reparto di chirurgia, oltre ad avere anche alle spalle un’attività politica come membro dell’Emmental Green Party. Se il calcio femminile sa regalare storie interessanti e da riportare, il ciclismo femminile non è da meno.
Spazio al ciclismo
E se a questo si aggiunge il pericolo di un destino sempre incerto – urge ricordare il tema della sicurezza, dato che sulle strade svizzere al mondiale di Zurigo 2024 la 18enne Muriel Furrer ha pagato con la vita un’organizzazione superficiale – lo sport a due ruote ha sicuramente bisogno di ottenere uno spazio adeguato. Anche in un Diario di Bordo che accompagna Euro 2025.
SUNDHAGE: È 2-0 E LA SVIZZERA È ANCORA IN CORSA
Nel frattempo, la Nazionale elvetica si è preparata per una tosta gara con la fisica Islanda, battuta dalle rivali scandinave della Finlandia per 1-0 alla prima e in cerca di riscatto, in quanto solo una vittoria o un pareggio potevano tenerla in vita. Le svizzere sapevano che le aspettava una partita difficile, e la formazione è stata brava ad evitare quello che in gergo si chiama “psicodramma“, rischiando un clamoroso tracollo e una possibile eliminazione all’Europeo di casa.
I rischi potenziali sul futuro di una selezione che ha tanti elementi giovani e talentuosi, soprattutto per le ricadute psicologiche, possono fare la differenza, specie quando il fattore campo ha influenzato le edizioni del 2017 e del 2022, nonché del percorso australiano al Mondiale 2023 (Nuova Zelanda invece eliminata). Pur nonostante un successo, va segnalato che l’ultima gara con la Finlandia può sfociare in una possibile sconfitta: l’1-2 in parte sfortunato con la Norvegia, lascia una grande voglia di riscatto contro una squadra che avrà la pressione addosso. Ciò che si è evitato adesso, potrebbe manifestarsi in seguito, pertanto servirà concentrazione.





