La terza edizione del World Sevens Football, la prima interamente inglese, è stata conquistata dal Chelsea, che ha battuto per 6-5 all’ultimo minuto il Manchester United al termine di un torneo ricco di gol che ha dimostrato un certo divario tra le big e le piccole del calcio inglese. Se ridurre il campo può aiutare le squadre non abituate a giocare nei grandi stadi, al contempo accentua le qualità tecniche delle tante giocatrici delle big.
Che edizione è stata?
Ancora una volta il World Sevens Football conferma di essere una competizione che funziona principalmente a livello social, grazie alle skill e ai diversi momenti di leggerezza che si son concesse le giocatrici prima e dopo la partita. Da un punto di vista di campo, puramente di campo, se le donne giocano 11 contro 11 nel campo con le dimensioni regolamentari, probabilmente hanno i loro validi motivi. Pertanto, resta una competizione che impoverisce il dibattito piuttosto che arricchirlo.
Come potrebbe cambiare il volto del World Sevens Football?
Al contempo, il World Sevens Football resta un torneo che può versare un’entrata extra nelle casse delle quattro semifinaliste, che può tornare più che utile in un’epoca in cui gli incassi dei club femminili sono minori. Potrebbe tornare utile pensare ad un’inversione di ruoli, con le giocatrici a sostenere i propri tifosi, per provare a vincere una competizione di fatto mista – uomini, donne, ragazzi, ragazze, chi non si riconosce nei due generi, anziani, anziane eccetera – e portare quindi loro il premio nelle casse del proprio club.
Rimarrebbero il divertimento e diversi momenti topici, e soprattutto i tifosi stessi potrebbero (e dovrebbero) richiedere una piccola percentuale (10-20%) per il funzionamento e il mantenimento dei Supporters Club e delle iniziative sociali che esso propone. Dall’altro lato, forse, abolire la competizione potrebbe essere una seconda soluzione, e incentivare gli investitori del W7S a spingere quei soldi verso un fondo comune a sostegno dei club di calcio femminile, cercando un bilanciamento tra aiutare le squadre medie (quindi non i top club) e non finire a coprire i debiti di squadre in eccessiva difficoltà. Sarebbe un’ulteriore spinta per aiutare davvero il movimento a crescere.





